Lettera aperta censurata dalla stampa locale. Ripresa nel libro del giornalista Angelo De Nicola "Il nostro terremoto"


E come ogni sera sono davanti al mio pc a gestire la paura per l'ennesima scossa di pochi secondi fa. Rifletto sulla tragedia che ha colpito la nostra città, più vostra che mia, a dire il vero. Mai avrei pensato di dover aggiungere alle tante già forti esperienze della mia vita, anche quella di questo sisma...Pur non avendo perso nè casa nè cari, la mia fragilità mi sovrasta. Sono l'unica transessuale in questa città, nata e "morta" in questa città! Ma un giorno diventammo in due, prima che, Manuela Di Cesare, veniva massacrata a Pescara, dove era fuggita in cerca di una vita "normale".... Questo mi avvicina alle persone che, irrimediabilmente, hanno perso tutto. La casa, il lavoro, i propri cari, i loro amici, i loro compagni animali. E con la casa hanno perso la loro storia, la vita interiore. I ricordi le immagini, l'odore del loro vissuto. Ma fatto il più sconcertante, è che hanno perduto la loro culla.

La casa è quella culla dove ognuno poteva cullarsi. Nessuno può sopravvivere senza la propria culla, tutti ne abbiamo bisogno. E adesso le persone che non ne hanno più una, dovranno ricostruirsene un'altra, e ci sarà anche chi non ne troverà mai più un'altra, perchè non ne avrà il tempo. Questa ferita si è portata via i sogni, i progetti di vita. LA LIBERTA'.

Molti saranno impegnati per anni a tirare su quattro mura che li protegga dal freddo e dal dolore, e che non uccidano più nessuno. Perchè questa tragedia annunciata non sarà rivendicata da nessuno, perchè i colpevoli saranno presto scheletri e fantasmi che nessuno potrà più "giustiziare". E l'orrore che vedo attorno, lo osservo da anni, da quando decisi di non fuggire dalla provincia ostica e cieca, solo per la mia condizione di persona transessuale. Senza la mia famiglia, gli amici, non avrei potuto sopravvivere a un viaggio tanto misterioso, che allora rappresentava il sogno della vita, e che col tempo non ritrovo più. 

Questa città, ora sgretolata e inattaccabile, mi ha tolto molto e mi ha dato poco, strozzando negli anni il mio respiro. Ma nonostante tutto, non rinuncerei mai a quello straccio di spazio che mi sono con fatica costruito. E tuttavia spero ancora che qualche entità misteriosa ci riporti tutti nella luce che ci apparteneva.
Ora, immagino che tra le persone colpite da questa tragedia, ci siano anche quelle che hanno tirato il freno a mano alla mia esistenza. Chi, 30 anni fà, ci ha isolati, derisi, umiliati, cacciati dai locali pubblici, perchè elementi di disturbo delle lustre coscienze. Beh, suggerisco a queste persone, che un'altra occasione come questa, per riflettere su quanto sia importante essere accolti, aiutati, amati, rispettati, non ce l'avranno più.  Il mio orgoglio e il mio diritto di cittadinanza io li ho sempre gridati e a me basta!

Col tempo ho imparato, forse, a difendermi (perchè c'è sempre qualcuno da cui difendersi), ma tutti noi abbiamo il dovere di smetterla di girare la testa dall'altra parte quando incontriamo qualcuno che è "altro" da noi. Le differenze sono una ricchezza non un tiro al bersaglio. E questo è veramente quel momento "magico" per imparare a condividersi con gli altri. Sento un profondo dolore per quello che è successo a questa città, amata e nemica.

Forse un giorno faremo la pace, o forse no. Ma la cosa che ora mi sta più a cuore è che coloro che hanno perso la loro culla, ne ritrovino presto una nuova dove tornare a cullarsi.

24 aprile 2009


anche sublog.libero.it/Pezzoli e su www.vladimirluxuria.it


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