Non nella stragrande maggioranza dei casi, per fortuna! Un'altro "must" da sgretolare. Il negato accesso al mondo lavorativo è spesso un alibi scaduto. Ho letto dichiarazioni: "la prostituzione come strumento di indagine e conoscenza socio/psicologica". Quale? Svendere la propria storia di sofferenza alla strada!! Esiste una fetta del mondo trans che davvero, in molti casi, non ha avuto scelta, perchè abbandonate dal dal tessuto familiare e sociale. E per loro sento un profondo rispetto...E voglio ricordare la mia amica Manuela Di Cesare, uccisa a Pescara dove era fuggita di una vita "alla pari", che ovviamente non ha mai trovato. La sua, era davvero una storia di miseria, di abbandono, solitudine e di orrore. Di richieste di aiuto negato, sempre. E come lei, che nella notte, nelle case, asciugano la proprie lacrime, ce ne sono, e riempiono la cronaca puntualmente, suicidi, omicidi, aggressioni, sfruttamento che spesso proviene proprio dalla comunità trans, nella prostituzione. Lo sfinimento psicologico...
Ma di contro, esiste una grossa fetta del mondo Trans, e tutti ne conosciamo almeno una decina, che si nascondono dietro un dramma reale, la negazione al mondo lavorativo, usandolo come strumento per correre dietro all'affascinante miraggio della ricchezza puramente "materiale". Belle macchine, locali alla moda, vestiti all'ultimo trend, ma che trascurano definitivamante il cibo per l'anima, la mente, la cultura. E questo, davvero non c'entra con la "prostituzione obbligata", anzi, è esattamente una lama conficcata nelle carni di chi davvero, è costretta a un così terribile esperienza. Dunque, la prostituzione come "strumento di indagine e conoscenza socio/psicologica.

Una consapevole schifezza, vizio di personaggi intellettualoidi, che pur di stupire le menti, si avventurano in menzogne inaccettabili....inneggiando la mercificazione della nostra identità, la più intima. Che infligge ferite incancellabili rubando le nostre ricchezze più preziose. E' scontato il ruolo delle istituzioni, in questa emergenza senza fine, di un tessuto sociale che non "accoglie" ma "rigetta". Ma io penso che il problema esiste dentro di noi. Le nostre aspettive, le priorità, i progetti, la cultura del "volerci bene". E in quella che ho descritto come "falsa prostituzione obbligata", è proprio questo il vuoto che governa. Proteggere e difendere la nostra "valigia di vita" dalle continue persecuzioni sociali. Ci manca l'abitudine ad indirizzarci verso il "dovere del riscatto" lì dove è possibile. 

Lo dobbiamo a noi stesse, non ai falsi miti di una metamorfosi distruttrice. Negli anni 80, le chiamavano "le Trans di lusso". Corpi smontati e rimontati da mani esperte di medici che per anni hanno praticato lo strozzinaggio al mondo trans, rispetto alla chirurgia ricostruttiva. Negli anni 80 e 90, soprattutto certi chirurghi, e immagino vi vengano subito alla mente, hanno costruito patrimoni economici incalcolabili sfruttando la nostra esigenza di "cambiarci", legittima e indispensabile, ma l'ossessione è altra questione.... Corpi come macchine per fare soldi e non per risolvere il conflitto mente-corpo. Qualcuno ha già detto che il problema della comunità Trans, in Italia, è la cultura. Ma da parte mia e d'obbligo il non generalizzare, sarebbe ingiusto, scorretto. Io stessa, e lo rivendico come veicolo di crescita e consapevolezza, durante la fase iniziale della mia transizione, la più complessa, vivevo con un'amica. In una casa senza luce, senza gas e nel migliore dei casi, un pasto al giorno era una conquista. Coperte di stracci ben sistemati che sembravano pezzi di boutique.

Ma in quella trappola non ci sono mai caduta. Era per me una "condizione senza la quale", indiscutibile. Ma non perchè eroina solitaria o dotata di forze magiche, .Avevo deciso, a monte, meglio la fame che "finire dove la società vuole farci finire". Poi, il tempo, ha ristabilito equilibri senza i quali, avrei certamente scelto di abbandonare questa corsa sempre in salita. Ma con l'appoggio poi maturato, della mia famiglia, degli amici, la mia avventura si è materializzata. Ma questa è un'altra storia. Concludo che la prostituzione non ha alcun significato socio/psicologico da essere sottolineato, ma ne ha uno ben più drammatico per chi è costretta a praticarla, ed ha un nome. " DEVASTAZIONE ".

7 commenti:

  1. Un argomento questo particolarmente delicato e spinoso, soprattutto per la comunità Trans, o per meglio dire, in questo caso per LE trans.
    Personalmente io parto sempre dal presupposto che ogni singola persona ha un percorso proprio, che può essere accumunato ad altri ma che non sarà mai lo stesso. Questo per dire che in parte non posso che essere d'accordo con la tua analisi, molte volte in camera caritatis le nostre analisi sono ancor più crude e spietate, ma poi prevale la politica dell'accoglienza e della comprensione, questo non significa che la nostra Associazione difende le persone a prescindere, anzi, le nostre valutazioni spesso risentono del fatto che vorremmo che le persone Trans prendessero coscenza del fatto che a noi non è concesso "sbagliare" come a tutte le altre persone "uniformate" perchè questo crea un immagine distorta della comunità tutta...questo rivela quanto ancora noi non siamo persone libere di agire, di vestirci, di pensare, di giore e disperarci come vorremmo...il problema più grande che abbiamo è il qualunquismo e l'egoismo che è un male comune e dilagante di tutte le persone, un male moderno e molto "trendy"...personalmente io difendo il diritto all'autodeterminazione, chiunque dovrebbe essere liber* di agire, essere e comportarsi come meglio crede( non invadendo mai la libertà e la salute del prossimo)...concludo dicendoti che è vero che molte ragazze Trans usano a loro piacimento la via della prostituzione come tu ben descrivi, ma è anche vero che ce ne sono altre che imboccano altre vie...
    grazie Laura per la tua riflessione, sono certa che sarà un ottimo spunto di dibattito
    Fabianna

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  2. @Fabianna
    Cara, sò bene che la questione "trans e prostituzione" è un'argomento complesso e pieno di storie personali, ovviamente ognuna a sè. Il diritto all'autodeterminazione è fondamentale per ognuno, io ho sottolineato chiaramente i "distinguo" e so bene che, soprattutto oggi, esiste qualche possibilità di abbracciare altri tipi di scelte, per fortuna, compresa per esempio, il diritto allo studio anche durante il percorso di transizione. Non che negli anni 80 e 90 non ci fosse. Ma come è successo a me, sono stata indotta ad abbandonare gli studi, dal clima di isolamento che si era creato attorno. Ma anche oggi, troppo poche le possibilità di accedere serenamente al "mondo sociale" per noi, per tante. Io ho raccontato una realtà diffusa senza fare generalismi, con cenni personali rispetto alla mia esperienza che iniziava in anni davvero difficili, dove non esistevano gli strumenti di comunicazione di oggi, non c'era aggregazione nella comunità Trans, con la presenza di associazioni a cui fare riferimento come guida e sostegno. Rispetto alle trans che scelgono la prostituzione come strumento consapevole per accumulare ricchezza, non c'è nulla da demonizzare, massimo rispetto ma insisto sul fatto che ognuna di noi dovrebbe poter scegliere liberamente come e dove vivere la propria vita. E siamo lontani, molto lontani....
    Soprattutto in un paese dove esiste una guerra interna proprio all'interno del movimento. Ti abbraccio


    N.B.per vedere i commenti, che non si leggono in quanto scritti in nero, su una pagina nera, basta andarci sopra col mouse e cliccare "seleziona tutto". Magicamente appaiono!!

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  3. @Chit
    Che aggiungere al commento della presidente!!
    Dal difuori, riesci benissimo sempre, ad entrare nei fatti. Grazie per la presenza nel blog.

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  4. @Laura: non mi riferivo alla scelta obbligata di prostituirsi ma alla scelta (in genere) di farlo!
    Che le persone Trans siano discriminate più di altre è cosa nota, purtroppo, che cerchiamo nel ns. piccolo di combattere. Ma la prostituzione sta diventando, forse non è mai stato diversamente, non so nel medioevo non c'ero, insomma sta diventando sempre più la moneta di scambio. Poi, va da se, che le motivazioni sono estremamente diverse.

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  5. Carissima laura,non ho nulla d'aggiungere a ciò che hai così ben significato in questo tuo post..non c'e nulla di normale,sin tanto la prostituzione non sarà la scelta obbligata per tante di noi,resta quindi una questione di fortuna,essendo gran parte delle volte,nella realtà trans,un destino che non sempre si riesce a indirizzare..a me non resta,proprio con quelle lacrime agli occhi evocate,continuare a cercare di variare questo atroce stereotipo che vuole la trans o fenomeno da baraccone,così caro allo showbiz,o prostituta trasgressiva,così cara ai media..ergo,come vedi non ho proprio nulla d'aggiungere a ciò che hai così ben significato,concludo con il desiderio di inserire il tuo blog,nei miei link,ne sarei onorata..per un'interazione amicale chissà,sarebbe per me un grande piacere..c'e così tanto da realizzare per restituire dignità alle nostre esistenze,ti vedo decisa e con le idee chiare..buona vita..and kisses,your sincerely jackie-transsplinder.com,già scienziata pazza:)

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  6. @Jackie
    Carissima, la questione Trans e prostituzione è tematica complessa e dolorosa, difficile da analizzare e tantopiù da scrivere. Io ho voluto esprimere una realtà che tutti conoscono e ogni volta che se ne parla, capisco, riapre capitoli dolorosi e irreversibili. Per quanto riguarda il link del blog, aspetta mie comunicazioni.

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  7. ..allora attendo un tuo contato,amica mia..ti mando un bacione e auspico ogni bene per te..a presto!your jackie;)

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