di Samanta Di Persio



Sono trascorsi dieci mesi dal 6 aprile. Immota Manet. Tutto è fermo a quel giorno. Sono pochi i cambiamenti. Gran parte del centro storico è ancora zona rossa, il tratto riaperto è nulla in confronto a tutte le vie inaccessibili. Le attività commerciali che hanno potuto riaprire per amore della città si contano sulle punta delle dita. La città è morta. Le macerie sono ancora lì.

Non si capisce bene perché da mesi vada avanti una diatriba per l’impresa che se ne deve occupare. Solo alcune vie sono state sgomberate subito, ad esempio nel palazzo di Via Campo di Fossa. Alessandro avrebbe voluto trovare degli oggetti che appartenevano alle sue sorelle Giusy e Genny seppellite dall’edificio che si è accasciato su se stesso, ma le macerie venivano portate via lo stesso 6 aprile e lui non avrà nessun ricordo, nemmeno le foto che le sue sorelle avevano sul computer. Mentre nel mondo pensano che tutto vada bene, ci sono decine di persone che continuano a vivere nelle roulotte, in alloggi di fortuna. Solo qualche giorno fa sono stati trovati infreddoliti in una catapecchia una madre ed un figlio a Collebrincioni, località ad alta quota. Rischiavano di morire, la loro casa è classificata C. Rientra fra le abitazioni con danni lievi, ma a L’Aquila la ricostruzione è ancora lontana. Ci sono problemi burocratici e i soldi non ci sono.

Anche per chi ha avuto il progetto approvato (parliamo sempre di case con danni leggeri) e la prima tranche è stata anticipata dal comune la paura è che le imprese se ne vadano. Il comune non dà grandi speranze finanziarie, perciò le imprese, la maggior parte non sono del posto, pur di non incappare in penali per il ritardo della consegna dei lavori, lasciano la città. Centinaia di persone aspettano un alloggio, sono coloro che hanno un nucleo familiare composto da una o due persone. Per loro sono previsti i map. Una soluzione trovata in un secondo momento, quando ci si è resi conto che gli alloggi del piano C.A.S.E. non erano sufficienti. Inoltre si spera che il terreno scelto per i map sia migliore. Nelle New town sorgono i primi problemi. A Pagliare di Sassa le strade sono invase da fango e acqua. A Preturo l’acqua risorge nei terreni limitrofi, così come a Coppito 3. L’architetto Antonio Perrotti aveva dichiarato quei terreni alluvionali, quindi non adatti per la costruzione. Del resto l’obiettivo del governo erano le case. Intanto il governo continua a sostenere il costo di 55 euro al giorno per gli aquilani che sono ancora presso le strutture alberghiere. Ammesso che siano stati sempre 9000 (all’inizio erano più di 30.000) a 55 euro al giorno per dieci mesi lo stato ha un debito con le strutture alberghiere pari a 148 milioni di euro. Quante case con danni leggeri sarebbero state riparate con questa cifra?

Come se non bastasse a tutto questo si aggiunge il processo breve. Ciò significa che i morti dell’avidità umana, del non rispetto delle regole resteranno impuniti.

www.articolo21.org

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