di LauraDenu
Alla fine degli anni '70, Pina Bonanno, Gianna Parenti, Roberta Franciolini e altre 4 disgraziate, riuscirono insieme ai Radicali a coinvolgere in modo trasversale la politica di quegli anni, dall'estrema sinistra all'estrema destra, a far passare una legge che se proposta oggi, non verrebbe neppure letta. La 164/82 che tutte conosciamo, noi transessuali. Esisteva solo il MIT con le sue 20 iscritte. Oggi, a 27 anni di sistanza, continuiamo a dire che certe "differenze" sono state sdoganate e talmente sdoganate che un vuoto legislativo di 27 anni ne è un chiaro segnale di menzogne. Oggi, ogni mese nasce un'associazione, andiamo in tv, siamo nei dibattiti, scendiamo in piazza, ma esistiamo meno di 27 anni fa, anni in cui i diritti non si barattavano con le "politiche trasversali". Di chi è la colpa?!

Anche in quegli anni eravamo schiacciati dal potere Vaticano, e dalle politiche razziste, xenofobe, omofobe, machiste e maschiliste. Anche allora, il potere cattolico condizionava la salute di uno stato laico. Anche allora si lottava per i diritti umani, io andavo alle manifestazioni con i cartelli appesi "contro il nucleare", insieme ai radicali e parlo dei Radicali dellepoca sia chiaro.
Cosa hanno fatto le associazioni lgbt in questi 27 anni, a livello nazionale, fuori del loro giardino? Chi in questi anni ci ha rappresentat* a quale obiettivo ha diretto lo sguardo?
Oltre che firmare patti e baratti con esponenti politici ufficialmente omofobi in cambio di nulla! Con quella politica che da sempre rappresenta una minaccia per la libertà, l'autodeterminazione, la democrazia, l'accoglienza e l'uguaglianza.

Colpa di un certo associazionismo, fatto di tessere, sponsor e significativi giri di denaro? Con quelle associazioni che ci hanno vendut* alle politiche filogovernative col solo intento di strumentalizzare la comunità lgbt in cambio di terre promesse? Che ovviamente non ci sono mai state! E' consolatorio certo, per il movimento gay (quello di destra compreso) aver regalato i nostri soldi, due milioni di euro, alla ministra Carfagna, che ha partorito uno spot contro l'omofobia improponibile e che solo dopo due mesi è sparito dalla programmazione nazionale!

Una persona transessuale non deve sentire l'esigenza, per essere tutelata, di dover appartenere o meno ad una associazione o movimento. Ci sono persone che hanno deciso di farlo e di rappresentarci, e se lo fanno, lo facciano nei fatti e per tutt*.
I diritti non si chiedono, "si prendono". E si prendono ogni giorno fuori la porta di casa, anche se non si è scelto di fare lotta politica.

Come negli anni '70, in tre abbiamo pensato che forse, per dare spazio al nuovo, ci fosse bisogno di ridiscutere la realtà del movimento T in Italia e dare a Cesare quel che è di Cesare, cioè ridare voce alle persone T e non alle solite rappresentazioni che fino ad oggi sono state impegnate a vomitarsi addosso rivendicazioni e meriti, dimenticando che esistono "le persone" che necessitano di una rete nazionale, non a Milano, a Firenze o a Palermo, ma Nazionale, alla quale fare riferimento come garanzia di accoglienza, sostegno, assistenza.
Per queste ragioni ci avviciniamo al primo Congresso Nazionale Transessuali Transgender, dove in teoria tutte le modalità che finora hanno imperato rispetto alle politiche per i diritti, dovrebbero essere azzerate per rielaborare insieme una realtà che sia utile a tutt*. Lasciando alle associazioni il loro giardinetto da curare e molte lo fanno anche bene.

Spero che l'anima di questo Congresso non venga contaminata con le solite magie politiche, quelle a cui abbiamo assistito finora, spero che ci si alleni a non delegare più alle istituzioni le nostre istanze e le nostre vite.
Spero che il movimento T che ha bisogno di essere ascoltato, recuperi la vecchia ma efficace abitudine di tornare in piazza e che la smetta di frequentare le sedi dei partiti ed i palazzi della politica, che anche in cambio dei nostri voti, non solo non ci ha garantito tutela e cittadinanza, ma ci ha gettato addosso il dolore dell'inesistenza!


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