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Ricevo e pubblico

Cosa è accaduto il 2 novembre 2010 a Milano presso il Salone del Motociclo? Perché tanto scalpore e, soprattutto, perché tanta irritazione ed indignazione?
Come Presidente di Crisalide Pangender mi sono interrogata, poiché c'era qualcosa in questa agitazione che ha coinvolto tutto il movimento L+G+B+T+I+Q (Lesbico + Gay + Bisessuale + Transgender + Interssessuale + Queer) che non mi tornava, che strideva con il pensiero profondo del Piccolo Manifesto Pangender.

Come lavoratrice sono disturbata che il Presidente del Consiglio Italiano parlasse di se come l'unica persona che lavora e che è sotto stress quotidianamente per 18 ore al giorno; come donna sono indignata dal suo modo di porsi, di atteggiarsi e di parlare delle donne e con le donne; come transessuale sono disgustata dal suo modo di utilizzare la sofferenza di milioni di persone per fare ridicole battute; come socia e presidente di Crisalide Pangender sono preoccupata per l'ostentazione della peggiore sottocultura sessista e maschista espressa dal Presidente del Consiglio Italiano nel quasi totale silenzio generale del mondo culturale, il quale mi chiedo se è ammutolito perché avvilito o perché compiacente.

Sia chiaro, è legittimo per ogni persona fare battute, è legittimo per Silvio Berlusconi fare battute, così come è legittimo per il Presidente del Consiglio Italiano fare battute, come è legittimo per il Politico Silvio Berlusconi fare battute. È chiaro per chiunque abbia avuto a che fare con la comunicazione, che la battuta serve a smorzare la tensione, serve a richiamare l'attenzione dell'uditorio, serve a sottolineare un concetto, ad enfatizzarlo, a farlo passare senza troppa consapevolezza da parte degli “ascoltatori”. Ma appunto, chiunque abbia avuto a che fare nella propria esistenza con la comunicazione conosce molto bene la differenza che c'è fra una battuta fatta in un certo contesto ed in una certa occasione, dal produrre un discorso continuativo teso a radicare una certa concezione di “norma” e di “adeguatezza” sociale. Ed è chiaro a chiunque abbia avuto ed abbia un minimo a che fare con la comunicazione che quando un concetto viene costantemente reiterato, costantemente riproposto, non si tratta più di “una battuta”, ma di una esternazione continua e costante di un preciso modo di vedere che, in bocca ad un politico, indica con chiarezza la sua finalità ed in bocca al Presidente del Consiglio Italiano esprime la sua linea politica in merito all'oggetto del suo scherno.

Come Presidente di Crisalide Pangender mi preoccupa che non ci si accorga dell'organicità dell'argomentazione berlusconiana, fortemente centrata su una sottocultura maschista, che gioca sulle ambiguità del sessismo, e che costantemente penalizza le persone che vivono in una posizione sociale di debolezza: precari, chi è senza casa o ha lo sfratto o l'ha persa per la congiuntura economica, chi non riesce a trovare lavoro, le donne, le persone a cui non sono riconosciuti i loro diritti fondamentali di essere loro stesse, agli stranieri. Ogni sua cosiddetta battuta gioca inequivocabilmente sulla paura indicando sempre e comunque il pericolo nella diversità che non è omologata ed omologabile nel sistema binario maschio (dominante) femmina (oggetto).
L'Associazione Crisalide Pangender non è collocata partiticamente, ma proprio perché fa cultura e si occupa di “genere” in modo particolare si associa a chi oggi ed in questi giorni ha manifestato il proprio fastidio e la propria rabbia, ma anche richiama tutte e tutti ad una più profonda attenzione, ad una visione più ampia del problema. Ritenere che il problema sia solo omofobia e transfobia è un errore! Il problema riguarda la volontà politica espressa dalle parole e dagli atti del Presidente del Consiglio Italiano di voler imporre un sistema omologante nel quale tutte e tutti si devono conformare, e che per raggiungere questo obiettivo sarà capace di concedere anche qualcosa, ma quel qualcosa sarà solo un allargare un po' le maglie di un sistema discriminante, di un sistema che produrrà esclusione e sempre più la necessità di omologazione, di superficialità e di apparenza.
Sempre più avrà valore chi si vende e chi appare, a scapito di chi ha qualcosa da dire e qualcosa da fare. Esorto tutte e tutti ad aprire la loro visuale ad un contesto più ampio che esca dal recinto delle proprie appartenenze, ma che sappia cogliere in modo politico e programmatico la linea ed il senso di una azione comune.


Darianna Saccomani
Presidente Crisalide Pangender

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