C'è astio, rancore, disistima e disamore nei confronti dell'associazionismo, e questo è dovuto ovviamente dal fatto che le associazioni hanno deluso, tradito le aspirazioni e le aspettative di tutte quelle persone che a loro hanno guardato con speranza.
Non c'è molto da discutere sulle esperienze negative che le troppe persone hanno avuto nei confronti delle associazioni, non c'è da opporre questioni varie e giustificazioni. L'esperienza è negativa, ed un esperienza è più forte e radicata di qualsiasi argomentazione, di qualsiasi giustificazione. Del resto – a mio personale giudizio – la loro contrarietà e la loro disistima è più che motivata ed ha una profonda ragione, e lo dico come presidente di una associazione, come persona che crede nella potenzialità dell'associazionismo per quanto vede quanto queste potenzialità siano mortificate o non espresse a causa di una quantità di motivi che poco hanno a che vedere con il senso stesso dell'associazionismo, almeno nella mia comprensione.
È chiaro che ciò che io pongo e propongo altro non è che la mia visione dell'associazionismo, ed in quanto tale ha la stessa legittimità di qualsiasi altra visione ed impostazione, ma proprio perché ho una visione ed una interpretazione dell'associazionismo ed ho un mio modo di viverlo, mi sento anche di poter dire questo mio pensiero, non per contrastare la giusta ribellione di chi attacca ed accusa le associazioni, ma piuttosto per presentare il motivo per cui io sono una “attivista” all'interno di una associazione.
Personalmente “milito” come volontariato attivo nell'ambito dell'associazione Crisalide Pangender, di cui sono Presidente. Il mio militare in questa associazione non è dovuto al fatto che la ritengo migliore di altre, ma perché il suo “oggetto sociale”, i suoi scopi e finalità sono moltissimo coincidenti con il mio pensiero. In altre parole io esprimo la mia attività di volontariato non perché mi piace il contenitore, ma piuttosto perché ritengo fondamentale ed importante il “contenuto” di questa associazione.
In questa prima dichiarazione espongo il mio pensiero in merito al perché si fa parte di una associazione. Si deve ritenere che il suo messaggio sia fondamentale, utile ed importante; ciò che conta prima di ogni altra cosa è proprio lo scopo dell'associazione, perché è su questo che una persona dedica il proprio tempo e la propria attività.
Altra cosa importante è la struttura di una associazione, quindi quali sono gli organi di gestione e di decisione. Altra cosa ancora è poi la modalità con cui una associazione può essere gestita, ovvero qual è la modalità in cui lavorano gli organi di quella struttura. Una associazione può avere una modalità autoritaria, può essere governata da un piccolo e ristretto gruppo di persone, può avere una modalità di gestione verticale, come assolutamente orizzontale; può essere legata ad una leadership molto forte, così come può non avere un leader, ma esprimere una più o meno radicale collegialità.
Può accadere che ti piaccia molto l'oggetto sociale di una associazione, ma che ti disturbi tantissimo la modalità di gestione. Se così accade – come qualche volta ha detto Mirella Izzo – apriti una tua associazione e gestiscila secondo la modalità che meglio ritieni. Non esiste l'esclusiva di un oggetto sociale, per cui chiunque può aprire una sua propria associazione purché abbia almeno tre o quattro soci; fa uno statuto, fa un atto costitutivo, va all'Agenzia delle Entrate dove firma, paga la tassa di registrazione, prende il Codice Fiscale dell'associazione, ed ecco che questa è fatta! Può iniziare a lavorare secondo la propria modalità.
Cosa non è una associazione? Una associazione non è – sempre dal mio punto di vista – un sindacato, non è un ente privato o pubblico che svolge attività per delega o dello Stato o di un gruppo di private persone. Una associazione non è neanche un luogo di erogazione di servizi, piuttosto è quella realtà che ha titolo per poter reclamare servizi, per poterli controllare, per poterli promuovere. Se una associazione eroga servizi – sempre dal mio punto di vista – lo può fare solo in supplenza e come strumento di rivendicazione di chi quei servizi dovrebbe dare e non li sta dando.
Per esser chiara faccio un esempio: chi deve provvedere al benessere dei cittadini e delle cittadine nel territorio dello Stato Italiano? È lo Stato! Se lo Stato, mediante i suoi organismi territoriali, non fa questo servizio, allora è legittimo che una associazione si organizzi per dare questi servizi, ed è chiaro che farà questo come supplenza ad una carenza dello Stato e come rivendicazione di uno servizio che viene negato. Ma quando lo Stato fa questo servizio, che senso ha che una associazione eroghi tale servizio? Piuttosto controlli, lavori e combatta perché questo servizio sia reso al meglio.
Cosa è, quindi, una associazione? È un luogo nel quale alcune persone si associano per perseguire insieme uno o più obiettivi. Ora la cosa importante è questa parolina: “insieme”! Si sta in una associazione per lavorare insieme, per perseguire insieme degli obiettivi, per realizzare insieme un proprio scopo e finalità. La finalità e lo scopo verrà perseguito dalle persone che fanno parte dell'associazione, e saranno loro ad esprimere al proprio interno le rappresentatività o altro secondo le strutture che avranno e le modalità di attuazione che esprimeranno.
Criticare una associazione per come è, quale senso ha? Non ha alcun senso criticare una associazione per quello che fa e per come lo fa, perché i luoghi preposti per poter criticare l'operato di una associazione – espresso dai suoi organi o soci – sono dettati dallo Statuto di ciascuna associazione. Puoi non condividere le scelte di una associazione, ma non puoi criticarne l'operato a meno che tu non faccia parte di quella associazione e che tu lo faccia nei modi e nei luoghi previsti dallo Statuto.
Le regole della democrazia sono piuttosto chiare, e il primo passo per una reale rivendicazione della democrazia è nell'attuarla a partire da noi.

DariannaSaccomani
Presidente Crisalide Pangender


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