Spesso, troppo spesso abbiamo letto e scritto sullo stigma sociale e giuridico di cui noi persone transessuali e transgender siamo le vittime sacrificali, all'interno di un sistema che marginalizza e "punisce" chi non  considera allineato ad un modello sociale che rientra nel binarismo di genere maschio/femmina. Malgrado esista una legge che regola, attraverso ben due processi civili, la riattribuzione chirurgica ed anagrafica, stabilendo e riconoscendo a livello giuridico il genere di arrivo - femminile per gli mtf e maschile per gli ftm - la società civile non riconosce alcun diritto di piena cittadinanza alle persone transessuali. Vietando e ostacolando l'accesso al lavoro, spesso allo studio, e alla partecipazione sociale tramite quel diritto alla progettualità che a tutti dovrebbe essere garantito.

Ancora troppe persone transgender, vedendosi negati i diritti ad una dignitosa inclusione sociale e giuridica, ricorrono alla prostituzione, soprattutto se non supportate da una rete di supporto familiare e istituzionale. Questo è imputabile ad uno Stato che ora come mai, ha adottato politche oppressive, repressive e razziste, costruendo strumenti che veicolano stigma e isolamento, dichiarando la più totale indifferenza alle emergenze sociali, al contrario, strumentalizzando queste emergenze come propaganda politica.
Elena Sofia Trimarchi, ha voluto raccontare parte della sua esperienza di donna transessuale, in questo documento che esprime inequivocabilmente, il disagio e la rabbia, prodotti della devastante latitanza istituzionale con cui ci si scontra nel momento in cui si chiede di accedere ad un diritto fondamentale, quello al lavoro. Di seguito la sua testimonianza:

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"Nel febbraio del 2009,scoprii che il centro per l'impiego di Firenze non inviava i miei curricula alle ditte che offrivano lavoro e presso le quali io mi ero prenotata tramite gli operatori del c.p.i.Un solo curriculum inviato in 5 anni.
Chiesi spiegazioni ai responsabili del cpi,nessuna risposta,al delegato alla trasparenza,nessuna risposta.Anzi il fatto che io fossi andata a chiedere dei chiarimenti ha dato noia e mi son sentita dire di  no fare più domande presso i privati ma solo concorsi pubblici ma anche di cercarmi un altro centro per l'impiego perché i miei rapporti con loro si erano ormai deteriorati.

Decisi di contattare l'allora presidente della provincia Matteo Renzi,nessuna risposta.
A maggio 2009 tramite i servizi sociali mi fu procurato un inserimento lavorativo presso il quartiere 5 di via Lambruschini di Firenze.Il colloquio andò benissimo,ma una settimana prima di iniziare fui chiamata dall'assistente sociale.Era stata contattata dal responsabile del quartiere 5 che le aveva detto:"Non vogliamo travestiti in mezzo ai coglioni!"....
Per la legge italiana io sono una donna.

L'inserimento non andò in porto,ma a parte le scuse dell'assistente sociale nessuno denunciò niente.
Passai un anno terribile.
Nel frattempo Matteo Renzi diventò sindaco di Firenze e 3 mesi dopo ricevetti una lettera dal comune da lui firmata,in cui mi si avvisava che il contributo per l'affitto di 250 euro mensili  di cui io e mamma usufruivamo non mi sarebbe stato rinnovato per aggiustamenti di bilancio.Io e mamma viviamo con la sua pensione di 450 euro e l'affitto è di 700 euro.Provai a chiamare tante volte in comune per avere un incontro con il sindaco Renzi,ma niente.Nell'ultima telefonata minacciai di recarmi a Palazzo Vecchio con la stampa qualora non avessi ricevuto risposte.

Due giorni dopo fui contattata dalla Caritas,a cui il sindaco Renzi e l'assessora Saccardi avevano passato il mio fascicolo.La caritas mi offriva una mensa e un po' di ascolto nel caso avessi voluto far due chiacchiere.Denunciai la cosa su alcuni quotidiani locali e quantomeno il contributo non mi fu revocato.

Alla convention dei rottamatori organizzata da Renzi alla stazione Leopolda nel novenbre 2010 però,non riuscii a trattenermi e quando  mi trovai Renzi davanti lo contestai duramente dandogli del razzista omofobo e transfobico.
Due mesi dopo,un'amica lesbica molto attiva che milita nel PD, mi diceva":Vedi che Renzi non è come dici tu?"....

Per mesi ho pensato che forse mi ero sbagliata sul conto del sindaco Renzi e sulle istituzioni che avrebbero dovuto sostenermi nella rivendicazione di un mio diritto. 
Ma l'unica cosa certa in tutta questa storia è che io non lavoro.
A voi le conclusioni".

Elena Sofia Trimarchi


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