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Durante la permanenza di due giorni a Perugia, ospite del gruppo Arcigay Omphalos, ho avuto la fortuna di conoscere Giuliano, un attivista per i diritti delle persone GLBT, segretario del comitato provinciale Arcigay di Perugia, un ragazzo pieno di vita e di voglia di fare. Il suo aspetto, il suo modo di porsi, il suo modo di essere non mi ha dato dubbi sulla sua natura. Conoscendolo, e mentre approfondivamo temi che neppure io, nonostante sia a mia volta un attivista GLBT, conoscevo nello specifico, mi sono reso conto di quanto arretrata sia la cultura di cui ci nutriamo.

Sin da bambini ci viene detto che se hai il pene sei un maschio e se hai la vagina sei una femmina e che se sei maschio devi giocare, vestirti, comportarti come un maschio e se sei femmina devi giocare, vestirti, comportarti come una femmina. Tutto è deciso, sin dall’inizio, dal nostro pene e dalla nostra vagina. Ne siamo così convinti che ancor prima della venuta al mondo del nascituro o della nascitura vogliamo saperne il sesso. Per non sbagliare il colore degli abiti, per scegliere le bomboniere, i bigliettini e tutte quelle sciocchezze che tanto piacciono a alla massa di consumatori e consumatrici.


Giuliano è un uomo. Certo forse non nel senso convenzionale del termine. Secondo molte persone Giuliano, visto che non ha ancora affrontato l’operazione, è una donna. Ma non c’è nulla, in lui, che dia idea di pensarlo. Soprattutto Giuliano è una persona estremamente intelligente, capace e profonda. Mi perdo, letteralmente, nei suoi ragionamenti e mi rendo conto, dandomi dello sciocco, di quanto anche la mia cultura sia ancora radicata nel binomio maschio/femmina.

Tecnicamente Giuliano è una persona transessuale FtM, una persona cioè che ha iniziato un percorso da un genere femminile a uno maschile. Parlo di genere perché molte persone nella condizione di Giuliano non porteranno mai a compimento il percorso imposto dalla legge per avere, per esempio, i documenti in regola e non lo porteranno a termine perché, al contrario di molti uomini e di molte donne, il loro sentirsi “di un genere diverso da quello a cui appartengono” è sufficiente per definire la propria natura. Giuliano invece sente la necessità di arrivare a identificarsi anche da un punto di vista fisico con il genere opposto.

Può una persona appartenente a un genere identificarsi con il genere opposto anche senza ricorrere alla “mutilazione” o alla “costruzione”?
Ci sono alcuni aspetti del “transito”da un punto di vista legislativo che mi hanno lasciato senza parole. Non sapevo, per esempio che una persona trans FtM, per poter accedere all’operazione, debba essere considerata dai medici “sterile”. Il suo utero, quindi, deve essere considerato “inadatto” a procreare minando, a mio modo di vedere, con una violenza intollerabile l’autodeterminazione del proprio corpo.

Ho chiesto a Giuliano di parlarmi della situazione delle persone trans che decidono di affrontare il transito per poter approdare all’altro sesso (unico modo, in questo paese, per essere “giuridicamente” conformi. In Spagna, per esempio, le cose vanno diversamente).

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Giuliano parlaci un po’ di te.

Sono nato a Roma, 33 anni fa, nato e cresciuto in una città che amo
profondamente e che mi ha dato tantissimo, penso che il mio vivere sia stato felice e tranquillo proprio grazie al confronto e le opportunità date dalla grande città.

Non mi sono mai sentito costretto, cosa che invece ho avvertito in
provincia, sono stato libero di sentire le mie differenze, di vederle
in altri.
Ho sempre saputo di essere “geneticamente” stabile: 2 belle X in
posizione 46 ma proprio questo mi incuriosiva. Mentre le mie
compagne cercavano la bellezza in cosmesi e imbottiture
improbabili, io cercavo di cancellare gli ormoni che cominciavano a
deformare il mio specchio mentale.
Non è facile spiegare continuamente, la gente si aspetta sicurezza, il
non poter dare x scontato, li incuriosisce e spesso li impaurisce.
Tutti i giorni ti aspetti che qualcosa cambi,ma prima di dire
cosa, dovremmo dire qualcuno, la cose non cambiano se non siamo noi a determinarle.


Molti mi vedono come donna…no…sei chiaramente lesbica! Oltre al danno la beffa, nel senso che non solo non i riconoscono nel genere, ma indovinano anche il mio orientamento!
Vivo in un mondo di sensitivi.
Sono tutti ginecologi, devono sapere cosa sei, guardandoti nelle
mutande, perché solo lì si ha la verità.


«Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra
condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per
tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportaibile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno»
Gandhi.

Quindi sei geneticamente donna ma ti senti uomo. Un uomo eterosessuale. La tua condizione si può definire “trans”?

Si, perché il mio percorso è una transizione da un genere all’altro.
Per quanto mi riguarda vorrei da domani poter fare quello che mi rende


fisicamente più affine a ciò che avverto, ma la legge in Italia non
consente. Per esempio il cambio dei dati anagrafici senza operazioni
demolitive non è possibile. Ultimamente c’è stata l’apertura in questo senso a Roma, un giudice ha acconsentito che una MtF cambiasse i documenti senza aver affrontato alcun iter chirurgico.

Dovremmo puntare alla libera determinazione della persona, costringere un individuo a passare una serie di step standard è mettere nella condizione di stereotipare un sentire, un essere, ogni persona è diversa dall’altra. In tanti paesi si può richiedere il cambio
anagrafico senza interventi, interventi demolitivi, che vanno ad
intaccare psiche e corpo di persone che non hanno la libertà di
decidere cosa e quando fare tali operazioni.


Puoi spiegarci un po’ meglio quali sono le differenze principali fra transessualismo e transgenderismo?

Preferisco parlare di persone, e come tali di interpretazione del
proprio sentire. Io sono una persona transessuale, sono in percorso
di transizione da un genere all’altro. Intendiamoci non c’è l’arrivo con
tanto di bandiera a scacchi, ma per me è importante “giungere” a
determinare anche fisicamente la mia identità i genere. Avere dei
tratti che corrispondano al mio essere e per questo mi avvalgo di
mezzi che mi aiutano a raggiungere la MIA meta!
Le persone transgender non fanno questo tipo di percorso, non
rientrano nel dualismo di genere uomo-donna…”passano” da un genere
all’altro, abbattono le barriere e non vogliono determinare altro che
loro stessi/e senza l’ausilio di trattamenti medici.


Conosci la pansessualità?

Riprendo una considerazione di Darianna Saccomani, attivista per i diritti T, che condivido ampiamente: «Non è un globale che
si esprime, ma piuttosto il pan di pangender è quel tutti e tutte
nel quale si enfatizza in modo categorico il diritto soggettivo,
individuale di ogni persona nella propria specificità, particolarità
ed unicità di esprimere liberamente la propria identità di genere,
nello sforzo di proporre all’attenzione il fatto che l’identità di
genere è qualcosa che appartiene ad ogni persona superando ogni
tipologia di categorizzazione e di definizione… Pangender è un
concetto nuovo, che pone in modo nuovo e radicale la persona nella sua piena legittimità di interpretare la propria soggettività ed
individualità nel genere che gli è più consono, è l’uscita definitiva
dalla concezione duale del genere per aprirsi ad una visione del
genere su un ventaglio così ampio da cogliere ogni singola persona
nella sua identità più o meno espressa, più o meno legata; è una
critica profonda ad ogni ismo come espressione di assoluto, per
affermare la soggettività e la legittimità della soggettività».


Puoi spiegarci qual è l’iter, da un punto di vista psicologico, medico e legale, che una persona che decide di intraprendere un transito (MtF o FtM) deve intraprendere?

I protocolli sono due, ti spiego quello ONIG che seguono al San Camillo
di Roma dove vado io.

1) Counseling psicologico: 2-3 incontri con un/a psicologo/a che fa un primo screening.

2) Incontri con lo/la psicologo/a che servono per la valutazione dell’iter.

3) Somministrazione test (una serie infinita),
dopo questi, si prosegue con le visite dell’endocrinologo/a, del/della
chirurgo/a e le serie di incontri con lo staff psichiatrico per la
perizia.

4) A perizia avvenuta (negativa per “disturbi psichiatrici”) si inizia
la terapia ormonale (dopo prescrizione dell’endocrinologo/a)

5) Dopo di che si iniziano gli ormoni con la modalità che l’endocrinologo/a prescrive

6) Da qui l’avvio dell’iter burocratico: avvocato, e via con le pratiche!
Io mi trovo a questo punto, appena il giudice darà l’ok potrò
accedere alle liste per gli interventi demolitivi senza i quali, grazie
alla nostra legislazione, non potrò cambiare i miei dati anagrafici.

Puoi darci un tuo parere personale su questo “percorso ad ostacoli” per poter accedere al transito?

In Italia molto dipende dal giudice, se non ha avuto “altre” esperienze può anche nominare il CTU quindi un giudizio di un tecnico che è delegato ad approfondire la questione e ritardare il tutto. Per ora il legislatore sembra focalizzato sull’interpretazione secondo la quale si prende in esame la non reversibilità dello stato in essere. In 1 parola: “sterilizzazione”!

La pratica che ci hai spiegato vige anche negli altri paesi Europei o è in atto solo in Italia? Se non riguarda gli altri paesi Europei sai come procedono le cose altrove?

Beh, in Italia diciamo di avere una legge molto datata (legge 164/82) e questo dovrebbe essere un bene. Se la legislazione ci è arrivata più di 20 anni fa…ma già sai cosa ne penso…
In Spagna la domanda a cambiare i propri dati anagrafici è sufficiente
affinché la pratica si avvii, in Inghilterra per esempio è “prassi” il
congelamento pre-terapia ormonale degli ovuli, in modo da preservare
il patrimonio genetico per una eventuale fecondazione e paternità
biologica e sono solo alcuni degli esempi che ci portano paesi non
molto lontani. In altri paesi siamo una casta, c’è chi ci condanna
alla gogna e chi ci da lavoro…ma soltanto di notte, tutto gira intorno all’ipocrisia e alla mancanza di libertà.

Credi che le tematiche che abbiamo trattato sino ad ora siano sufficientemente prese in considerazione all’interno del mondo GLB? Il movimento “T” si sente, a tuo parere, tutelato dai movimenti omosessuali o sono problematiche che non trovano risposte adatte neppure all’interno del mondo omosessuale?

Assolutamente no! Il mondo GLB è convinto di essere GL, dando per scontato che tutte le persone transessuali siano eterosessuali. Si hanno troppe difficoltà a pensare che le lotte per i diritti che tutti i
giorni facciamo siano le stesse, quelle per il riconoscimento delle
coppie di fatto, contro le discriminazioni, per la tutela della
coppia, il lavoro accessibile da tutti e tutte, la genitorialità, l’
educazione.
Sono convinto che solo portando all’interno delle associazioni (non a
caso parlo al plurale) le nostre esperienze e realtà si possa davvero
interagire, scambiando idee e condividendo finalità per poter davvero
costruire un mondo migliore.

 Le associazioni T sono davvero poche e con grandi difficoltà, molte
persone transessuali cercano l’ invisibilità, “passare” socialmente è
un traguardo che le allontana dall’associazionismo e quindi il
collegamento con il passato. Io personalmente credo nelle lotte
GLBTQIE*, tutti possono sentirsi rappresentati, la bandiera è la
stessa, il Pride è un ricordo da rinnovare ogni anno e ogni giorno,
molto tempo è passato ma l’ indignazione di Sylvia Rivera è ancora
qui, solo che non riusciamo a sentirci padroni di noi stessi e non
rivendichiamo il nostro essere. Io cerco di farlo, sono qui, sono
Giuliano Foca. 

Fonte: perseo.blog.Kataweb.it


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