Torno a scrivere di identità di genere e transgender, dopo tanto tempo. Lo faccio perché io sono una donna transessuale e quindi legata alla causa della lotta per la tutela e la difesa del diritto che ogni persona ha, di vivere una vita libera e dignitosa, al posto di una condizione negata, discriminata e marginalizzata a tutt’oggi e in ogni ambito. Da quello personale a quello di un riconoscimento di cittadinanza alla pari e quindi di una inclusione e partecipazione sociale. Sul piano normativo, il nostro paese e’ fra i meno avanzati in Europa nel riconoscimento sociale e giuridico delle persone transgender.

Alcuni passi avanti, più formali che sostanziali, sono stati fatti. Ma rispetto a temi centrali come il diritto al lavoro, allo studio, alla salute, all’autodeterminazione e alla libera e liberata espressione di sé, non ci sono stati nuovi terreni di conquista...

Le persone transgender, sono ancora demolite da una cultura eterosessista, patriarcale e machista, che impedisce loro/noi di destrutturare quella cultura per cui il dualismo di genere maschio/femmina, sia l’unico legittimato ad “esserci”! Complici consapevoli di questa immobilità civile, le istituzioni, l’informazione, la politica, trasversalmente, e tutti quegli organi che dovrebbero garantire alle persone transessuali e non solo, uno Stato di diritto fondato su principi costituzionali, che al contrario vengono continuativamente violati sotto il quasi totale silenzio della collettività.


Lottare per una esistenza libera e consapevole è una questione centrale e che riguarda tutti, ma che raramente trova coesione e condivisione in quel potenziale e potente “esercito” che sembra aver esaurito il suo capitale umano e gli strumenti intellettuali con cui combattere.

Comunque, torniamo al tema centrale per cui torno a parlare della questione normativa.
Oggi, 14 aprile, la legge 164/82 (legge De Cataldo) – norme in materia di riattribuzione sessuale (di genere) – compie 30 anni ed in effetti è una giovane legge, anche se, reinterpretata 30 anni dopo, sono evidenti i limiti normativi per cui la riattribuzione di genere passa forzatamente per la riattribuzione medico-chirurgica. Anche a causa dei decreti attuativi che non vennero mai presentati.

Una sorta di baratto: se mi consegni i tuoi organi genitali, io Stato, ti riconosco, attraverso due processi civili ed un lungo iter legislativo, la piena appartenenza giuridica e sociale (?) al genere a cui hai sentito e deciso di appartenere. Oggi può tranquillamente essere letta come una legge che regola la "normalizzazione sociale", riconfermando il concetto di appartenenza al genere maschio/femmina.

Anche se in questi ultimi anni alcune sentenze della Corte di Cassazione hanno dato una diversa e più ampia lettura della suddetta legge, laddove ne è stata richiesta un’applicazione meno restrittiva.
Questa legge viene proposta, discussa e approvata in tempi davvero proibitivi per certe tematiche, tra la fine degli anni’70 e metà anni ’80. Durante un governo catto-conservatore come la DC. Ma tuttavia coinvolse trasversalmente tutta la classe politica di quegli anni. E per quegli anni fu davvero un salto civile e politico senza precedenti, che ha permesso a chi ne ha poi usufruito, a chi lo ha desiderato, di vivere una condizione meno proibitiva e negata, me compresa. 

Quindi io festeggerei questo storico compleanno, concludendo col ringraziare le leader storiche del movimento trans di quegli anni, Pina Bonanno, Roberta Franciolini, Gianna Parenti, Marcella Di Folco, Dolly De Luca ed altre, che insieme ai Radicali e ad una poco riproponibile e rocciosa tenacia, ci ricordano che una storia c’è stata e che questa storia ha prodotto dolore, sofferenze, ma anche una conquista politica e sociale(?), che ahimè, non ha avuto un seguito significativo. Non solo in termini di lotta, ma di risultati sostanziali.

Grazie legge 164/82. Buon compleanno!



2 commenti:

  1. Si, condivido che la questione fondamentale che oggi si pone sia proprio il carattere di "normalizzazione" che esprime questa legge! A quei tempi una grande vittoria politica, dalla quale non si è "potuto"//"saputo"//"voluto" andare oltre. Questione sulla quale riflettere non poco! Grazie Laura

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  2. Ti cito: "non si è "potuto"//"saputo"//"voluto" andare oltre"!

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