Judith Butler è attualmente la più discussa filosofa femminista statunitense per le sue riflessioni sul ruolo del potere  dell’identità di genere e sessuale nella società contemporanea. Impegnata in prima persona all’interno del movimento femminista e gay, ha acceso il dibattito sulla materialità del corpo sessuato, scagliandosi contro il paradigma dominante dell’eterosessualità. L'approccio di Judith Butler - ispirato in parte da Michel Foucault - è sostanzialmente quella di destrutturare i legami presunti tra sesso e genere, in modo tale che il genere e il desiderio siano flessibili, performanti, sempre in movimento e non 'regolati' da altri fattori "stabili". Piuttosto, il genere è un insieme di segni interiorizzati, psichicamente imposti sul corpo e sul proprio senso di identità psichica. La sessualità, secondo la Butler, non è dunque una categoria primaria, ma un attributo, una serie di effetti narrativi secondari.

Judith Butler attraverso la teoria della performatività del genere critica la concezione del genere come elemento profondamente radicato e intrinseco al soggetto.
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"Il genere è in realtà una matrice, un "ideale regolatorio della realtà" che costruisce binariamente il mondo e si legittima nella ripetizione. Prodotto del sistema eteronormativo che con l'imposizione di norme etereosessuali esercita e legittima il proprio potere di controllo sui corpi, il genere come apparato di costruzione sessuale è un effetto che costituisce il soggetto, non una performance che ne deriva".
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2 commenti:

  1. Bene, almeno qualcun* riesce a fare cassa di risonanza di questo pensiero! Che il "genere" sia un dato culturale e, per questo, è radicato in quanto utile alla determinazione del potere, è fatto che dovrebbe non tanto essere discusso, quanto analizzato e sul quale trovare proposte e prassi conseguenti. Siamo all'inizio di un percorso.

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  2. In realtà l'impegno della Butler sulla questione del "genere" e del sesso è datata. L'impianto socio-culturale che determina il potere etero-normativo nel pensiero comune e nel libero svolgersi ed evolversi della vita delle persone, è proprio quella radice oppressiva e streotipata che va sradicata e rigettata con tutte le forze. Il genere e il sesso devono rappresentare nient'altro che una "questione personale" e non un elemento che identifica e controlla il corpo e la mente delle persone, imponendo un riconoscimento "forzato" e non autodeterminato. Su certe questioni, bisognerebbe partire sempre dai fondamenti e dal diritto. In primis il diritto all'autodeterminazione, in ogni ambito. Solo esercitando questo diritto, si può costruire e progettare una liberata e dinamica espressione di sè! :-)

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