"Non è il caso che tu creda di aver perso tempo e fatica, se hai imparato per te stesso" [Seneca] 

Caro, vecchio, antico, malconcio e disorientato mondo Transgender, se non hai abbastanza motivi per continuare ad oscurarmi/ci ed isolarmi/ci (siamo almeno in quattro-cinque), ti ripropongo una sintesi della mia posizione nell'ipotesi che qualcosa possa esserti sfuggito: io non legittimo il concetto di persone "ex transgender"..non ne conosco, non so della loro esistenza, non credo esistano se non come un fallimentare autogol. Non credo che il terzo, il quarto, il quinto sesso, siano una conquista ma una regressione culturale sufficientemente preoccupante. Perchè nella falsa volontà di combattere la cultura binaria del genere/sesso, questa viene arricchita di altri binari, che sempre binari e categorizzazioni sono.

Non mi convincerete mai che la normalizzazione giuridica, estetica e sociale siano la soluzione o una delle soluzioni, al contrario rafforzano l'immobilità e l'invisibilità di una condizione/condizioni già drammaticamente messe all'angolo.

Non mi sento una donna a tutti gli effetti anche se lo stato mi riconosce come tale solo grazie al ricatto Carne/Cittadinanza, non voglio essere percepita come una donna a tutti gli effetti, biologicamente sono un maschio e anche questo è un mio patrimonio. La truffa dei diritti civili ha contaminato tutti e tutte (eredità etero-normativa del movimento lg), infatti le loro istanze trovano almeno un tavolo di discussione (!), le nostre no.

Ciò che io chiedo mi venga riconosciuto come persona e cittadina di questo paese non credo sia comune a tutte le persone transgender (freegender), al contrario, non avrei accesso negato a gruppi e discussioni più o meno credibili. Sono molto vicina alla comunità agender cross-dresser, gender non-comforming. Da loro ho imparato il "non doverci genderizzare a tutti i costi". Ognuno deve avere il diritto di esprimere la propria pluralità di genere senza dover subire banalizzazioni, semplificazioni, stigma o essere una nota a margine nel dibattito lgbt, nel caso iniziasse mai un vero dibattito.
Se continuate a delegare chi specula sulle vostre vite, (consultori, associazioni, protocolli pseudo-scientifici), e sulle vostre specificità, un boomerang farà crollare il castello fragile che hanno costruito per voi. Vi hanno convinto sull'urgenza di leggi speciali che tutelino i vostri diritti,  sulla loro efficacia che faccia da contraccolpo all'mmobilità culturale e civile che ci vede servi del sistema. Voi sentite la necessità di diventare una specie protetta da norme speciali? Io no, io voglio avere accesso alla vita del paese in cui vivo alla pari di ogni cittadino/a, e che questo paese regoli i miei diritti/doveri attraverso la nostra carta costituzionale e non perchè razza di minoranza da salvaguardare con leggi speciali. 

Vi hanno fatto credere quanto sia fondamentale avere scritto su un documento cosa contengono le vostre mutande e che questa sia l'unica soluzione per essere libere/liberi....stronzate documentate da fatti, da dati e testimonianze. Vi fate modificare le corde vocali perchè la voce può rappresentare il segno indistinguibile del vostro vissuto, pronte e consapevoli di consegnarlo alle fiamme, l'orgoglio, la vostra storia, resettarla come se non avesse rappresentato niente. Io provo una grande amarezza e compassione per voi e non sarò mai con voi e per voi, perchè vi site arrese alla contaminazione e all'inganno, all'omo/transfobia interiorizzata. Secondo cui se sei un gay efebico o una lesbica mascolina (amo la lingua italiana), diventi la rappresentazione più "scadente" del cosiddetto Movimento lgbt. Stessa questione se sei una persona transgender non operata e non iper-femminilizzata, diventi un esperimento controcorrente, un elemento di disturbo. Lo stigma nello stigma si amplifica in modo esponenziale se per disgrazia fai parte di quella comunità di persone che scelgono la strada del rifiuto di appartenza di genere - cross-dresser, gender-non conforming, agender - li scatta proprio il "reato" di rimescolare le carte in tavola. Certi status non si toccano, in fondo Mario Mieli è schiattato!

Non siete state all'altezza di quell'intuito che  avrebbe permesso di sentire la paura su quanto sarebbe stato pericoloso tutto questo "andare indietro"! Avete voluto e scelto una rappresentanza ammaliatrice e truffaldina, ma in realtà siete/siamo sole, più sole di quanto lo fossimo noi negli anni '80, anni in cui o ti autodeterminavi o non avevi scampo. Peccato le cose siano cosi cambiate e deteriorate, a discapito della vostra onestà intellettuale e della spinta emotiva e primaria di essere libere e liberi veramente, a qualsiasi prezzo. Il diritto all'autodeterminazione e alla libera affermazione di sè sono i fondamenti su cui costruire una vita si difficile e piena di ostacoli, ma la vita che vi appartiene, non quella che vi hanno cucito addosso schiacciata in un impianto culturale datato 70 anni e oltre. 

Tutto questo e altro ancora, con la rivendicazione del diritto soggettivo della "PERSONA", per una vita alla pari (non uguale), non c'entra niente. Il diritto di cittadinanza invece si, quello conta, non i tranelli in cui siete cadute. IO NON SONO CON VOI, io non sono con le categorizzazioni e gli stereotipi, con il vostro transgenderismo e transessualismo binari. Io sono con le identità di genere universali e sempre in movimento. Io sto con Claretta, Pasolini e Mario Mieli...ed alimento il sogno di un mondo in cui "genderizzare" costituisca reato penale.

Per questo ed altro non mi avete mai vista nei vostri convegni e tavole rotonde, perchè io non saprei cosa dire e cosa dirvi. Questa è l'unica eredità che ho da lasciare, il pensiero!



5 commenti:

  1. ... mi piacerebbe lo pubblicassi nella pagina di transpensanti, è una buona occasione di discussione e confronto questa tua amara considerazione. Il concetto di normalizzazione messo giù così è aberrante e condivido il tuo rifiuto, il rincorrere a tutti i costi una "invisibilità" , ila famoso "non sgamo", ma allora voglio chiederti( e per favore nervi saldi che io nn sono tua nemica e mai stata!): tu perchè ti sei operata? e soprattutto, perchè anche operandoti nn hai mantenuto i tuoi documenti originari?

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    1. Intanto ciao Unknown, transpensanti è il gruppo di Daniela quindi ok, strano non l'abbia già fatto lei. In realtà ciò che chiedi è legittimo e avrei dovuto integrarlo nel pezzo. la questione è semplice, intanto il pezzo è in linea con la realtà, con oggi e con ciò leggo qua e là soprattutto dalle nuove generazioni. Io mi sono operata perchè era una mi esigenza che non c'entra nulla col nascondersi o pensare che fosse uno strumento per essere accettata, tanto che lo rifarei anche oggi. La rettifica anagrafica è stata la fisiologica conseguenza visto che era possibile. Ma questo non ha cambiato le mie aspettative di vita rispetto al futuro. Lo dimostra il fatto che sono rimasta nella mia piccola provincia, dove avevo condotto e conduco tutt'ora le mie battaglie, senza preoccuparmi di essere normalizzata o meno. :-)

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  2. ma si che sò Daniela, nn si vede l'account google??? Io settimana prossima dovrò essere esaminata da un perito nominato dal tribunale per essere dichiarata idonea o meno alla rettifica dei documenti anche senza intervento..ti chiederai perchè? Vedi nn ci conto poi molto, ma sarà interessante vedere cosa succederà in me se questo andasse in porto. Nn mi cambia poi molto se penso che d'ora in poi potrebbe esserci scritto Daniela invece che Daniele, quello che più mi ferisce è l'aspetto fisico, come mi percepisco io( e per favore nn tagliar corto dandomi della superficiale se arlo di aspetto fisico!). Poi l'intervento sarà solo una mia necessità che potrò assecondare o meno ma sgombra dai ricatti che questa società ci impone. Però come ti accennavo già sul post di Fb, io mi chiedo, e credimi se me lo chiedo è perchè in questo modo ne approfitto per comprendermi un tantino di più, a che prò assecondare questa esigenza, operarsi intendo, se poi rimane comunque la necessità di far valere la propria"diversità"? Quello che forse mi ha sempre fermata in tutti questi anni, che mi ha portata a temporeggiare sull'intervento in sè, oltre alla paura oggettiva dell'intervento in se, oltre a questa idea di "salto nel vuoto" senza certezze di esiti finali insomma, è proprio questa idea di assecondare ancora l'idea di copia. Io vorrei esserci nata ed è frustrante invece ritrovarmi ad essere sempre la copia di, il mio seno è la copia di un seno, la mia vagina sarà la copia di una vagina, e temo che questo nn mi farà vivere meglio, tanto comunque alla fine bella o brutta che sia, riuscita bene o male, io avrò sempre la percezione di esser la copia di qualcosa, e per cosa? per riuscire a sopportarmi e tirare avanti ancora qualche anno...

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  3. Anonimo1/09/2014

    sul concetto della normalizzazione giuridica.mi sa proprio che hai ragione ciao mr

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