La libertà e l'autodeterminazione sono prodotti della conoscenza e della consapevolezza di sè e dell'altro diverso da sè!

Ventotto anni fa è nato femmina, “ma dal momento in cui ho iniziato a percepirmi, ho capito che non ero una bambina, ma nemmeno un bambino”: così inizia a raccontare la sua storia a Vanity Fair Micah, transgender di origini messicane che ora vive a San Francisco, protagonista del reportage fotografico ‘Agender’ di Chloe Aftel, un’artista americana che ha documentato la vita di coloro che non esprimono il loro sesso e per questo subiscono violenze fisiche o verbali da chi è spaventato dalla diversità.

Aveva 3 anni e non gli piaceva essere una bambina: “Non volevo mettere le gonne, odiavo i capelli lunghi e non mi interessavano le bambole”, spiega Micah che a 5 anni ha iniziato a dire che voleva essere un bambino, ma poi ho smesso perché non era nemmeno sicuro di quello: “Non trovavo un posto per me”, continua, soprattutto durante l’adolescenza quando “le bambine mi escludevano perché non avevo nulla in comune con loro, stessa cosa i maschi”.

Ha passato la giovinezza a chiedersi cosa fosse “invece di impegnare le energie a coltivare le mie passioni, ho dovuto difendermi dal mondo” e al liceo è iniziata la ricerca disperata di un posto che potesse appartenergli finché è venuto a conoscenza della comunità transgender.

“Molti credono che le persone transgender siano quelle persone che nascono uomini e fanno di tutto per diventare donne, o viceversa. Nascono A e vogliono diventare B. Nel mio caso io non voglio diventare nulla, mettiamola così: ho lasciato A ma non voglio diventare B, mi basta aver lasciato A". Dopo anni d’incertezza, ha deciso di sottoporsi a isterectomia e ha affrontato l'operazione al seno togliendo ciò che lo faceva “femmina” e, per la prima volta, si è sentito bene (nel parlare di sé ha deciso di optare per il pronome maschile usato come genere neutro).

Micah fa sapere che la sua non è una storia unica, poiché tra il 2% e il 5% della popolazione non si riconosce nel sesso con cui nasce: è transgender. “Parlo della mia vita perché voglio che il mondo sappia che esistiamo. Vorrei che che si capisse che c'è molto spazio per altri generi. La nostra non è una ribellione, stiamo solo cercando di essere noi stessi. Di essere felici”.

Ma oltre alla questione strettamente personale della situazione, ce n’è anche una legale: in molti Paesi, infatti, non è possibile cambiare nome, in altri è molto difficile ricevere trattamenti sanitari senza essere discriminati.


2 commenti:

  1. Grazie per diffondere queste notizie!
    Come dici tu al gente sa poco o niente del nostro mondo ed accomunano transessuali, travestiti e gay in una unica cosa!
    Solo con l'informazione seria e spontanea si riuscirà a fare qualcosa!

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    1. Ciao Martina, sono felice di fare un servizio alla corretta informazione. La nostra cultura sessista e binaria è dura da sradicare. Cmq, benvenuta nel mio Box, buona giornata! :-)

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