La notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica. Nell’aprile del 1920 in un clima fitto da pregiudizi e da ostilità verso gli stranieri, furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero uccisi un cassiere e una guardia armata. Il processo contro di loro non giunse mai alla certezza di prove accusatorie sicure, ma fu fortemente condizionato dall’ansia di placare un'opinione pubblica isterica e avvelenata dalla violenza, a cui bisognava fornire dei colpevoli, e dal pretesto dato dall’evento per la scalata al successo del giudice THAYER e del pubblico ministero KATZMANN.

Sacco e Vanzetti pagarono care le loro idee anarchiche, idealiste e pacifiste (al momento dell’intervento americano del conflitto del 15-18 si rifugiarono in Messico per non essere arruolati) e per il fatto di far parte di una minoranza etnica disprezzata ed osteggiata come quella italiana. Non da meno pesarono le azioni violente e terroristiche dell’altra ala del pensiero anarchica dei primi anni del secolo (ad es. Gaetano Cresci e Giovanni Passanante) e non ultime alcune contraddizioni della linea difensiva.


Il dipartimento di Giustizia compilò un elenco segreto di stranieri che denunciavano quanto fossero ingiusti, ignoranti ed esosi tanti esponenti della cosiddetta "Terra promessa". Sacco e Vanzetti erano inclusi in tale lista, ed erano pedinati da spie del governo. 

Dopo un anno di processo, il 14 luglio 1921, furono condannati alla sedia elettrica. Ribadirono fino all’ultimo la loro innocenza, ma nonostante nel 1925 un pregiudicato, tal Celestino Madeiros si accusasse di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici, scagionandoli completamente, e nonostante appelli e manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, la notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati.

Con la loro esecuzione, Sacco e Vanzetti si sono aggiunti ad una lunga lista di militanti della classe operaia, vittime della barbarica pena di morte o sepolti in prigione dai governanti del “democratico” capitalismo americano: i martiri di Haymarket, attivisti sindacali anarchici messi a morte nel 1887; Joe Hill, attivista degli Industrial Workers of the World (Iww) incastrato da false accuse di omicidio e ucciso da un plotone d’esecuzione nello Utah nel 1915; Tom Mooney e Warren Billings, anch’essi incastrati con l’accusa di essere implicati in un attacco dinamitardo che colpì la manifestazione “Star Pronti” tenutasi a San Francisco nel 1916, che cercava di suscitare l’appoggio all’entrata degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, una guerra interimperialista. 


Il Film

Il film del 1971, di Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, narra la vicenda realmente accaduta a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti a inizio Novecento. Il film, secondo il regista, ha sensibilmente contribuito alla revisione storica dello stesso processo, che nei primi anni del XXI secolo ha stabilito con certezza l'errore giudiziario e il dolo dei magistrati.

La storia è ricostruita magistralmente, mischiando un cromatismo interessante e montato nella maniera giusta; il racconto inquadra benissimo la situazione dei nostri immigrati in quel momento storico di un America forse a noi sconosciuta e non molto rappresentata dal cinema americano. L’accostamento politico anarchico è certamente attuale, in quel momento anche per noi italiani, dove si vede e si parla dell’uccisione di un attivista politico buttato dalla finestra di un stazione di polizia durante un interrogatorio...vi ricorda qualcosa? Un marchio vergognoso sul sistema giudiziario americano. Uno dei tanti errori commessi da una nazione arrogante, che anche in seguito ha continuato a portare morte e distruzione in mezzo mondo.

Perfetto ed appassionante è tutto il racconto dell'impianto processuale, come anche le due diverse e distinte personalità dei protagonisti, che danno modo agli interpreti di dare il massimo: Cucciolla è Sacco, una personalità schiva e privata che ama la famiglia e con lealtà affronta i suoi problemi, Volontè è un Vanzetti più focoso, ma equilibrato e mai violento come hanno voluto farci credere. Il problema di spostare il processo sul versante politico è il fulcro della vicenda che come si vedrà porterà i due uomini ad una fine senza rimedio, legata ad un fattore che lo Stato non può mai mettere da una parte. Un tipo di cinema legato indissolubilmente al nostro grande cinema di denuncia e che sa parlare in maniera lucida e critica di politica e (in)giustiza sociale. 

Presentato in concorso al 24º Festival di Cannes nel 1971, è valso il premio per la miglior interpretazione a Riccardo Cucciolla. Si avvale di una tra le più celebri colonne sonore di Ennio Morricone. La canzone di chiusura "Here's to you", cantata da Joan Baez, divenne un inno generazionale.




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