L’arte può essere violentemente rivoluzionaria. Può in qualche modo smuovere le coscienze, guidare le masse, veicolare  messaggi, fare da ispirazione a movimenti politici o ideologici. Ce lo dice la storia.

Le grandi rivoluzioni civili si sono sempre fatte all'insegna di ideali di "bellezza", che corrispondevano a moti dell'anima di grande levatura, gli stessi che hanno prodotto i più importanti movimenti artistici.
In un periodo di regressione culturale, di linguaggi sempre più violenti e di tagli all'istruzione, il gesto più rivoluzionario che possiamo fare oggi, è proprio quello culturale.

Negli anni '60 la cultura è stata enormemente influenzata da fenomeni di costume che ne hanno caratterizzato le svolte nei vari settori, dalla letteratura alle arti figurative, al teatro, al cinema, alla musica. La matrice di questi fenomeni era la contestazione. La cultura della contestazione ha interessato soprattutto il mondo giovanile, sia in America che in Europa con azioni di rottura, ribellione, provocatori, anticonformistici e trasgressivi. All'origine della protesta giovanile c'era la contrapposizione al sistema borghese capitalistico, l'ansia per il pericolo di una guerra atomica e il violento scontro generazionale. Il rifiuto di una società accusata di appiattire l'uomo, dequalificare l'intelletto e mercificare tutto, anche l'arte e il pensiero. Forte influenza ebbe quello dei ”giovani arrabbiati” (Angry Young Men), nato nel 1957 in Inghilterra ed animato da uno spirito respingente nei confronti della morale conformista della società inglese. Attraverso la drammaturgia e la narrativa aggredivano lo Stato reale, rappresentandolo nella sua forma più oscura e frustrante usando un linguaggio basato sullo slang.

Artwork by Robert Mapplethorpe

La "beat generation", esplode in America fra la metà degli anni 50' e 60', con forti concentrazioni a San Francisco e a New York. Nella sua essenza interagiscono fenomeni di costume e di moda, prese di posizione morali, intellettuali ed artistiche. La società americana in quegli anni, è intrisa da mille contraddizioni che finiscono per ammanettarla in un immobilismo senza speranza. Gli USA, che hanno combattuto in difesa della democrazia (!) contro i crimini nazisti, diventano  simbolo di libertà e giustizia. Di contro vivono l'incubo della guerra fredda, costantemente minacciati dal rischio di un conflitto nucleare. La paura del comunismo, scatena una vera e propria persecuzione nei confronti di tutti coloro, in particolare intellettuali e artisti, che avevano manifestato simpatie per la sinistra, la cosiddetta "caccia alle streghe".

Fino agli anni di piombo. Il movimento giovanile degli anni sessanta segnò la maturazione culturale della "New Generation", che intendeva opporsi al sistema istituzionale postbellico.  Il movimento abbracciò anche la lotta per l'eguaglianza tra bianchi e neri, contro ogni forma di discriminazione razziale. La crisi di quegli anni fu il risultato di un lungo percorso segnato da squilibri in campo politico, economico e sociale.

La contestazione si opponeva anche ad una cultura verticistica, autoritaria, e acritica. La classe operaia si organizzava contro lo sfruttamento dal potere padronale. Nelle donne scoppiava la ribellione ad una cultura e ad un costume etico e sessuale prettamente maschilista e di sudditanza patriarcale.

Gli anni '60 segnano la nascita della Pop Art, una delle correnti artistiche del dopoguerra che hanno rivoluzionato il mondo dell'Arte, che cresce e si sviluppa in seguito negli USA a partire dagli anni '60, spalmando  la sua influenza in Europa. Nel mondo contemporaneo della società dei consumi, la Pop Art superava il concetto di arte come espressione dell'interiorità e del talento istintivo. Gli artisti Pop manipolano le immagini della TV, del cinema, della pubblicità, dei prodotti di largo consumo, dei personaggi del cinema e della televisione, elaborandole con tecniche pittoriche e con la scultura. 

Andy Warhol ne fa un business, dove il marketing stesso diventa materia d’arte, dove l’opera si deforma in prodotto, dove il saper vendere conta di più di cosa si vende. Sembra un mondo iridescente, e sembra volere comunicare allegria ma nasconde una angoscia esistenziale che si cela dietro i colori pieni e vivaci, le superfici lucenti di smalto e di plastica.

MENTRE IN ITALIA...

Alle soglie degli anni '70 l'Italia, da paese ancora principalmente agricolo diventa  uno dei primi paesi industriali al mondo. Con una crescita esponenziale della produttività media del lavoro, un significativo accumulo di capitali utilizzati negli investimenti, si era impennato anche il reddito medio per abitante, con uno status che segnava per l'Italia l'ingresso nella civiltà dei consumi. Il salto verso le "strategie del terrore" fu quasi immediato.

In questa fase nasce il più grande tra i mezzi di comunicazione: la televisione, che ebbe effetti rivoluzionari in tutti i campi, con la possibilità di mostrare le immagini di un evento, in tempo reale, il Varietà dentro le case, modificando le abitudini familiari e una nuova sub-cultura di massa. Una cultura in cui l'immagine tende a prevalere sulla parola e spesso, come accade oggi, ad essere usato come il più potente strumento di manipolazione e distrazione di massa. Furono le ideologie ed il potere politico a minacciare un devastante condizionamento, mentre ora era il quello economico, meno visibile ma più corrotto e corruttore. 

Uno dei maggiori protagonisti della vita culturale, politica e artistica italiana di questo periodo segnato da evidenti cambiamenti è stato Pier Paolo Pasolini. Pasolini saltò alle cronache per la sua dichiarata omosessualità, in seguito per le sue posizioni di contrapposizione nei confronti della società contemporanea e le sue contraddizioni, suscitando reazioni oscurantiste ed repressive. Dalla crisi del neorealismo in poi, Pasolini si presentò come "segno di contraddizione", come un artista che nella fluidità dei suoi talenti (poesia, narrativa, critica, cinema), ha vissuto intensamente i problemi di questi anni. Laureatosi in lettere con una tesi su Pascoli, si dedicò al giornalismo ed alla letteratura, e negli ultimi tempi al cinema. Tra le tappe della sua attività in prosa, ricordiamo: Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959). Per la poesia, invece: La meglio gioventù in dialetto friulano (1954); Le ceneri di Gramsci (1957); La religione del mio tempo (1962); Poesia in forma di prosa (1964). Per il cinema capolavori come "Accattone" (1962), "Il Vangelo secondo Matteo" (1964), "Medea" (1969), e tanti altri. Della cultura dell'arte possiamo dire che Pasolini ne ha sperimentato gli aspetti più performativi, più intensi, controversi e geniali.


  SE ORA IMMAGINASSIMO CHE:

Se i ragazzi di Liverpool, i BeatlesThe Beach boys, The Who, Otis Redding, The Animals, Marvin Gaye, Patty SmithTom Waits, Pink Floyd, Doors, Led Zeppelin, Nina SimoneDe Andrè, Paolo Conte, solo per citarne alcuni, non ci avessero regalato le pagine più emozionanti ed ispirate della storia musicale. 

Se registi come Fritz LangCharlie ChaplinAlfred HitchcockBilly WilderAkira KurosawaIngmar BergmanStanley Kubrick, Pedro AlmodovarJonathan DemmeSpike LeeJoel e Ethan Coen, Anthony Minghella, Tim Burton, e anche qui, solo per citarne alcuni, non ci avessero trasferito, attraverso la loro macchina da presa, sogni, demoni, magia, fantasia e stupore. Quanto saremmo stati più poveri e più disincantati!

Se fotografi come  Henri Cartier-Bresson, Spencer Tunick, David Uzochukwu, Hans Feurer, Pierpaolo Mittica, Robert Doisneau, Horst P. Horst, Lee Acaster, Edward Hopper, Helmut Newton, Annie Leibovitz, non ci avessero regalato l'opportunità di conoscere volti, persone, terre sconosciute, ricchezze, bellezze e miserie che altrimenti non avremmo mai visto e mai ne avremmo tratto cultura e conoscenza!

Se scrittori come Hans Christian AndersenDante AlighieriAlbert CamusCharles DickensFëdor DostoevskijGustave FlaubertGabriel García MárquezErnest HemingwayThomas MannGeorge OrwellMarcel Proust, Cesare Pavese, Charles baudelaireWilliam Shakespeare, Italo Svevo....e anche qui più che mai, solo per citarne alcuni. Cosa resterebbe del nostro mondo emotivo, emozionale e culturale. Di quella poesia che ci ha salvato dall'oscurità, dall'oppressione.

Se pittori come Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Claude Monet, Wassily Kandinsky, Pablo Picasso, Diego Velasquez, Rembrandt Van Rijn, Leonardo Da Vinci, Paul Cézanne, Manet, Salvador Dalì.....Oddio se non avessero mai provato a giocare con un pennello, se non avessero usato i colori per immobilizzarci di fronte all'estasi e all'oblio di un racconto scritto su una tela, un pezzo di carta o una grezza tavoletta di legno. In silenzio!

Ergo, la cultura dell'Arte non ha confini, non ha inizio e non avrà mai fine (per fortuna). Ci libera dall'oppressione, dalla sindrome dell'ovvio, dall'immobilismo culturale e dall'omologazione del pensiero unico. Dai dogmi e dagli stereotipi con cui il sistema tenta di anestetizzare la nostra curiosità, il nostro cercare, il diritto al sogno, alla conoscenza e all'incanto. Il diritto alla libertà!



14 commenti:

  1. Hai ragione senza arte che ci libera e ci porta all'immaginario non prevedibile, ci mancherebbe qualcosa di importante, di immensamente importante della nostra vita..

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  2. Già Ximi, è per questa ragione che non dobbiamo mai dimenticare che la cultura dell'arte ci rende liberi e tutela l'autonomia del libero pensiero. Buona serata! :-)

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  3. Gli artisti vivono una realtà più vasta perché valutano più e diversi parametri e valori. Le loro opere sono quindi una scorciatoia per tutto ciò che supera l'ordinario e anticipa il futuro. Se ci soffermassimo più sull'arte l'evoluzione sarebbe una passeggiata. Gli artisti sono degli apripista per chi ha qualcosa da cercare o di buono da fare. Possiamo dire per dei rivoluzionari.

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  4. Ciao Renzo, non so se tu sia il Renzo che conosco di persona. Il problema è che l'arte nel nostro paese non ha più influenza ne valore. Musei e mostre, anche le più importanti, sono vuote. Tutto il mondo dell'arte è stato monetizzato e monopolizzato dalla mercificazione della creatività e dei talenti. Mentre scrivevo questo pezzo riflettevo proprio sul fatto che siamo un paese senza memoria storica e non solo rispetto all'arte. Pensavo, mentre scrivevo: "la beat generation", i "movimenti di protesta studenteschi contro il capitalismo strozza stati"...e a chi gliene frega niente oggi di questi excursus storico/culturali?? In fondo è uscito l'I Phone 6 proprio in questi giorni...:-D

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  5. Anonimo10/03/2014

    Certo che mi conosci. Intervengo poco ma ti leggo e penso, Sempre che dobbiamo rivederci.... mah! E aggiungo che il problema non è del bue che compra il phon 6 dovunque e muggisce con tutti ma mio che per quel che mi serve devo andare fino a Trebisonda inteso come sito straniero e alla fine del mondo. Però ogni tanto incontro gente che mi fa sentire in compagnia. Come te. Ciao

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  6. Allora sei proprio tu, te possino! Grazie, la stima è reciproca e speriamo davvero di rivederci presto. Un abbraccio a te e Marisa.

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