Che Smartphone, tablet e pc hanno cambiato la nostra vita è un dato  (dis) fatto.  A metterci la pulce nell'orecchio sono due recenti studi, che individuano nella tecnologia la principale fonte di stress per adolescenti e non solo. 

Il primo allarme arriva dall'Inghilterra, dove la British Psychological Society's Divisiondell’Università di Worcester ha dimostrato che l'ansia andrebbe di pari passo con l'utilizzo dei gadget tecnologici di ultima generazione. Lo studio ha dimostrato che, su un campione di cento utenti, il livello di stress esplode proprio al momento di controllare mail e messaggi sullo smartphone. E se le notifiche e gli aggiornamenti attesi ci sono, si crea una dinamica negativa di stress che sfocia in vere e proprie ossessioni. 

Negli stadi più critici si percepirebbero addirittura (astinenza) vibrazioni e squilli - in realtà inesistenti - provenire dal proprio telefonino. E non si tratta di un Poltergeist. Una ossessione che spinge i possessori di questi telefoni a controllarli anche quando non servirebbe (ansia da prestazione). 

In poche parole il rapporto che c'è tra l'uomo "global" e la tecnologia  social in particolare, si potrebbe tradurre semplicemente in: "Mi faccio una sniffata e cinguetto". E' innegabile che passiamo almeno una/due ore al giorno su Facebook, che preferiamo gli smartphone ad una goduriosa ed ipercalorica "Carbonara", che anche l'amore ai tempi di Facebook è cambiato radicalmente e che ormai anche eventi culturali come gli Oscar ruotano intorno a uno scatto pubblicato su Instagram, o ad un "selfie" di Belen che si scaccola il naso!

Che vi sentiate chiamati in causa, o che siate tra quelli disgustati quando sono circondati da gente con il naso immerso nello smartphone, o tra quelli che pensano ci siano social di serie A e social di serie B, tra i pentiti ed i redenti, non c'è scampo comunque. La tossicodipendenza è allo stadio irreversibile. Like, commenti e tweet: non possiamo più farne a meno.

Al primo risveglio aprite gli occhi e il primo pensiero è controllare le notifiche sul profilo Facebook o su Twitter? Bene, soffrite di una "malattia" che accomuna ormai milioni di utenti: la social media addiction. Che cos’è un social media addicted? Semplice, un “drogato” da social:

  • stai sempre connesso;
  • posti ripetutamente sui numerosi profili sparsi in rete
  • hai provato a disintossicarsi dai social network… senza riuscirci
  • hai un attacco di orticaria se non può accedere a Facebook o Twitter
Il Dottor Keith L. Black spiega in un post del suo blog Everyday Healt come mai i social media riescono ad influenzarci a tal punto da diventarne dipendenti: "Tutto sta nella istantanea gratificazione che ci danno i social media: molti si sentono obbligati a condividere emozioni, pensieri ed esperienze. Il feedback di commenti, condivisioni e apprezzamenti ci spinge a farlo ancora più spesso."

Ecco una black-list per scoprire se siete/siamo realmente social media addicted

  • Leggete, commentate e promuovete il blog di chiunque (anche se parla di…nulla)?
  • Usate gli hashtag anche nelle email e parlando al telefono con un amico?
  • Fate Check-in con Foursquare anche in bagno?
  • Riuscite contemporaneamente a guardare un film di Wenders e a chattare?
  • Create un account Twitter o un profilo Facebook al vostro cane e ai vostri brufoli?
  • Il vostro primo pensiero del mattino è controllare i social?
  • Sentite come irresistibile dare il buongiorno e la buonanotte ai vostri followers?
  • Aggiornate lo stato di Facebook mentre siete con persone reali?
  • Condividete tutto, anche: "oggi ho fatto tanta cacca"?
  • Vi lasciate coinvolgere in attività che non vi interessano (eventi di altri utenti, ad esempio)?
  • Mettete "mi piace" ai vostri contenuti e ai vostri commenti?
  • Vi fotografate almeno una volta al giorno?
  • Riuscite ad entrate fisicamente in 140 caratteri?
Se almeno 7 di questi punti vi rappresentano, siete/siamo ad un bivio di non ritorno, meglio cercare un bravo esorcista.

I "drogati" di Internet, che non riescono a sganciarsi dal web e spesso si limitano a vivere una vita solo virtuale sono in aumento in Italia. C’è un grande sommerso, e comunque anche i casi acuti che seguiamo nel nostro centro sono in crescita. E questo è un segnale importante”.
Afferma Federico Tonioni, responsabile dell’ambulatorio per curare gli Internet-dipendenti al Policlinico Gemelli di Roma.

E comunque, anche se io stessa ho il vago sospetto di essere una "social victim", senza abbandonarsi troppo al terrorismo della scienza, credo che i Social Media sono esattamente ciò che siamo noi. Rappresentano uno strumento importante di comunicazione intelligente se si è persone intelligenti e consapevoli. A seconda dell'uso intelligente e consapevole che se ne fa. Noi stabiliamo che tipo di strumento rappresenta e che uso farne. Noi scegliamo i nostri interlocutori con cui condividere interessi, le nostre passioni, le nostre idee, le nostre attività, e il nostro talento, qualora ce ne fosse uno. Approfondire questioni che ci stanno a cuore e divulgarle. Applicare una sorta di "onirico pudore" nell'uso dei social vuol dire anche rispettare uno strumento di comunicazione e di informazione che non è cosi scontato demonizzare, al contrario, che può rappresentare un plus per le nostre potenzialità intellettuali, non un diario personale dove vomitare "vite irrisolte". Anche a rischio di risultare meno "mainstream"!

Happy social, usare con moderazione!



Video di Jess the Dragoon, un webcomic di Zen Pencils ispirato a un monologo del comico americano Marc Maron che racconta, in due minuti, le nostre ossessioni tecnofile e le paure che ne derivano.


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