Dopo Il codice da Vinci e Angeli e demoni, continua la collaborazione tra il premio oscar Ron Howard e i libri di suspense, arte ed enigmi di Dan Brown. Il regista statunitense presenta ora Inferno, quarto thriller con protagonista Robert Langdon, sul grande schermo interpretato ancora una volta da Tom Hanks. Nel cast anche Felicity Jones, Omar Sy, Sidse Babett Knudsen, Ben Foster e Irrfan Khan. 

Le avventure del simbolista di Harvard non sono finite. Robert Langdon (Hanks) si risveglia in un ospedale di Firenze, vittima di una profonda amnesia, dopo che alcuni uomini misteriosi hanno tentato di ucciderlo e sembrano voler portare a termine il lavoro. Si affida al medico Sienna Brooks (Jones) per recuperare i suoi ricordi e svelare ancora una volta i misteri che si annidano intorno all’opera immortale di Dante, le cui immagini criptiche sembrano non voler abbandonare la mente dello studioso. Il Consortium, un’organizzazione segreta, sarà il nuovo nemico da sconfiggere.  

Il film sarà nelle sale il 13 ottobre, di seguito il trailer ufficiale. 



Read more


Per quanto riguarda la mia esperienza lunga otto anni da utente facebook, sono testimone di quanto l’alienazione, che alla lunga può provocare un’esperienza mediatica di questo tipo, possa diventare aberrante. La sovraesposizione e l'enorme quantità di informazioni, non sempre confortanti, che ci viene propinata è di tale impatto ossessivo da diventare una metastasi per chi la subisce e non sempre la sceglie. Facendo di noi utenti, me compresa, commentatori ed opinionisti seriali della vita altrui con la presunzione che da dietro un monitor qualunque tipo di libertà sia ben concessa.

Il mio rapporto con Facebook inizia nel 2009, subito dopo il terremoto che colpì L'Aquila. Un momento pieno di criticità, dove tutti cercavamo solidi agganci con una realtà diversa da quella che si viveva in quel momento. Una realtà fatta di disorientamento, isolamento e solitudine. Era di gran conforto vedere che la vita altrove procedeva con grande vitalità e Facebook rappresentava il far parte ancora di qualcosa. In quei primi anni c'era un grande fermento: gruppi di protesta politica, eravamo in piena era berlusconiana, iniziative sociali di rivendicazione, si riusciva ancora a costruire un momento di scambio, di confronto e dibattito su questioni che ci stavano a cuore e che trovavano in questa piattaforma terreno fertile di allegra ed entusiasmante condivisione.

Eravamo ancora lontani dall'avvento compulsivo dell'autoscatto, il Selfie.

Quei primi anni di approcci "social" li ho vissuti di pancia, con uno spropositato coinvolgimento emotivo e con l'impegno di grandi risorse, anche laddove non era necessario. Dando in pasto agli utenti, con grande disinvoltura, anche questioni molto private che andavano invece tutelate. Anche io mi ero arresa al fascino di quella grande giostra sempre piena di gente e di luci, dove il sogno di essere "liberi e uguali" e senza divieti non era più un miraggio.
Per una persona transgender che vive in una piccola provincia, nel nostro paese, non è sempre facile trovare uno spazio dentro il quale affermarsi ed esprimersi senza essere stigmatizzate, giudicate e messe all'angolo.

Anche per questa ragione ero caduta in quella "trappola" democratica dove fa da specchietto per le allodole l'illusione di sentirsi finalmente uguali agli altri, perchè si ha la possibilità di scegliersi gli interlocutori giusti, di creare un ghetto nel ghetto. Il perimetro ideale dove muoversi senza timori. E cosa c'entra tutto questo con la quotidianità della vita reale? Un bel niente. Da questa consapevolezza in poi tutto è cambiato. Anche su Facebook arriva l'isolamento, se cambi modalità di convivenza e condivisione con la comunità che avevi costruito, vieni penalizzato comunque. Sei fuori comunque appena cambia il tuo algoritmo e gli interessi a cui ti eri rivolto fino ad allora.

Tutti sono ripiegati nel ruolo che hanno costruito e che devono mantenere immutato, in caso contrario sei già sceso da quella giostra. Se diventi altro da quel ruolo che hai sempre rappresentato per le esigenze della tua fetta di utenza, diventi automaticamente un "profio superfluo". Anche per questo ho scelto di mettermi su un piano di dura contrapposizione e anche per questo sento il dovere di tirarmene fuori, dopo diverse "prove tecniche di trasmissione".

Questa giostra non mi diverte più. Fermatevi, io voglio scendere!


La potenza di Facebook è stata la sua capacità di conquistare giorno dopo giorno parte della nostra vita e della nostra privacy. Ha lavorato fianco a fianco di milioni di utenti fino a raggiungere lo scopo di prevaricare sulle abitudini comuni come la riservatezza personale, il rispetto reciproco e la voglia di conoscersi, discutere, confrontarsi. Con l'unico obiettivo di abbattere quella realtà fatta di cose, persone, sentimenti veri. Sorrisi, contatto e aiuto reciproco,  che con un veloce “mi piace” o una condivisione che nessuno considererà per più di 3 minuti, ci ha fatto credere di far parte di una comunità viva e vitale in cui coltivare l'illusione di essere meno soli.

Facebook ci propone una serie di opzioni: quella di piacere per finta o di non piacere per davvero. Dalla posizione di starne fuori, a quella radicata di voler condividere il proprio naso, la cronologia della propria esistenza più o meno intima e personale, il nostro stato di salute, un caffè al volo, stralci del nostro corpo. Tutto in vetrina, tutto senza mai guardarsi negli occhi. 

Facebook è pratico, veloce, Facebook è utile nel mondo del lavoro, Facebook ci fa sentire in contatto con chi abita in un altro continente. Fa di noi una comunità fittizia sempre pronta a solidarizzare con chiunque e dovunque, basta un click. Tutte assolute verità. Anche quella di scegliere se piacere per finta o non piacere per davvero.

Facebook è un enorme palcoscenico sempre illuminato dove praticare il mito del successo, della visibilità ad ogni costo. Costruiamo il nostro ruolo sociale in maniera assolutamente minuziosa. Chiunque può scegliere se essere un premio nobel, un avvocato, un regista, un plurilaureato, uno scrittore. Tutto tranne che "uno sfigato" o "un perdente". Basterebbe omettere anzichè mentire a se stessi e agli altri. Nel mio caso avrei potuto scegliermi, tra le altre, la professione di "spalatrice di merda", oppure di "anima in pena". E' per evidente pudore che ho fatto la scelta di cliccare su "Skip" (salta). Mi pareva più onesto!


Ogni elemento deve rappresentarci al meglio: dalla scelta della foto del profilo, agli interessi da inserire nel profilo, scelta delle applicazioni da usare, scelta del criterio con cui accettare inviti da amici o estranei, scelta del linguaggio da adottare e se adottarne uno o prenderlo in prestito da chi ne ha. 
Per carità, tutto è legittimo finchè se ne è consapevoli, pensiamo che serva da antidoto contro una società sempre più individualista e sempre meno attenta all'altro. Ma bisogna essere onesti, è il nostro egocentrismo/narcisismo 2.0 che reclama spazio e non la necessità di offrire sollievo alle nostre solitudini e a quelle altrui, perchè quel sollievo non arriverà.

Gli spazi vuoti non si riempiono da dietro un monitor, semmai servirebbe un abbraccio in più. Ma Fb ancora non è attrezzato per questo tipo di condivisioni.
Mostrarsi felici è ben diverso dall’esserlo. “I social media hanno semplificato il mostrare solo un lato della verità o persino mentire completamente, attraverso la sua lente deformante.

Chi pensa che questo calderone faccia da specchio alla vita reale dovrebbe rifletterci su, e convincersi che per la fortuna di tutti, non è così. E' tutto comprensibile, ma non tutto ciò che è comprensibile è sempre buona prassi.
Ma se abbiamo scelto di starci su questo palcoscenico, ciascuno con le proprie modalità, non preoccupiamoci di sistemare le impostazioni sulla tutela della privacy come meglio ci aggrada.  Sappiamo tutti che non esiste nessuna privacy, se non nel pudore discreto e silenzioso della nostra vita fuori da qui. Il centro della questione è naturalmente determinato da chi ne fa uso e che tipo di uso ne fa. In fondo Facebook è solo un servizio gratutito, non un diario personale.

Per tutte queste ragioni io ho scelto di sopravvivere a Facebook standone fuori ma conservando le occasioni divertenti e di crescita che non sono mancate, e di quelle poche persone intelligenti, autentiche e sensibili che in qualche modo ho sentito più vicino di altre. Non proprio tutto è da buttare di questo viaggio, affatto.
Ma non voglio sentire più, nemmeno per un istante, quell'alienazione che mi ha portato fin quì. Poi un giorno chissà, in quell'alienazione potrei tornare a rifugiarmi.

Proprio a riguardo, di seguito, il cortometraggio scritto e diretto del regista Shaun Higton "What’s on your mind?" si pone l’obiettivo di riflettere su quei meccanismi che spingono a mostrare soltanto la facciata dorata delle cose e dei sentimenti con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni, quando invece ciò che nascondiamo dall’altra parte dello schermo, è tutt’altro. Al protagonista del corto interpretato da Scott Thomson accade proprio questo: il senso di inferiorità scatenato dal comparare status e condivisioni degli altri utenti con quella che è la propria vita reale, e che lo conduce a un’insana ma appagante mistificazione della realtà.


Read more


Non credo all'istituto patriarcale del "matrimonio" proprio in quanto inteso come regolamentazione dei rapporti affettivi e sessuali delle persone. Perchè sono radicalmente laica/atea, l'unico Dio in cui credo è quel Dio che crede in me, e il matrimonio è uno dei sette sacramenti della chiesa cattolica: "il patto con cui "l'uomo e la donna" stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole", che "è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento". 

Una bambina su nove, nei paesi in via di sviluppo, è già sposata prima di compiere 13 anni. Si stima che ci saranno circa 14,2 milioni di nuove spose bambine ogni anno da qui al 2020. Spinti in gran parte da povertà e tradizioni culturali, questi matrimoni sono di solito organizzati dai membri della famiglia. Le conseguenze fisiche ed emotive possono essere devastanti, anche mortali.

Alcune non ce la fanno, precipitano nella pazzia. Altre si rifugiano nell’apatia, lasciandosi morire lentamente. La maggior parte di loro trascorre un’esistenza sull’orlo dell’inferno, prigioniere di una tradizione disumana, cameriere-bambinaie-schiave al servizio della “famiglia”. 

Poi penso alle spose del Corano, ragazze pachistane alle quali i clan familiari hanno ipotecato il destino: non dovranno sposarsi ma verranno unite in matrimonio con il libro sacro dell’Islam. Lo impareranno a memoria. Alcune dovranno legarlo con una corda all’altezza dell’ombelico. Vivranno praticamente segregate e nessuno uomo, al di sopra dei 14 anni, le potrà mai avvicinare. Di fatto una condanna a servire tutta la vita il clan, senza averlo scelto. 

In definitiva, a qualunque religione e periodo storico si faccia riferimento, l'impianto giuridico e sociale del matrimonio è fondato su un contratto/patto di reciproco controllo dell'uno su l'altra, del più forte sul più debole. Non serve scomodare il Corano perchè in Italia come nel resto del mondo tutti siamo a conoscenza dei dati sulle vittime di violenza domestica sulle donne. La maggior parte dei sistemi in cui le famiglie rappresentano la norma, come l'Irlanda contadina ad esempio, sono famiglie patriarcali.

Simili modelli di dominanza maschile sono tradizionali e spesso sanciti dalla legge in Thailandia, Giappone, Iran, Brasile e in molti altri paesi. Un tipo di famiglia contrassegnata da una rigida separazione dei ruoli fra i suoi membri, sulla base del sesso e dell'età, e da relazioni di autorità fortemente asimmetriche fra marito e moglie, genitori e figli, suocere e nuore. Nella famiglia patriarcale i genitori influiscono considerevolmente sulla scelta del coniuge e, anche dopo il matrimonio, il legame fra lo sposo e i genitori conserva una notevole importanza. 

Per quanto mi riguarda, come si può essere allineati con questo tipo di struttura giuridico/religiosa fondata sulla diseguaglianza dei ruoli e sull'esercizio della sopraffazione/schiavitù etero-sessista? Io sono una traditrice del patriarcato.

Io non ci credo perchè credo inalienabile il diritto all'autodeterminazione, e in principio di questo, rifiuto ogni forma di istituzionalizzazione/omologazione che interessa l'espressione, la vita privata e affettiva delle persone. 

Ma non sono contraria all'amore e alla libertà di ognuno di amarsi quando, dove, come e con chi vuole senza dover elemosinare l'approvazione di nessuno. Per questo, anche se contraria e non direttamente coinvolta, credo sia GIUSTO e DOVUTO, per chi lo desidera, poter accedere liberamente alla formalizzazione giuridica del proprio status di coppia attraverso una chiara e paritaria regolamentazione di esso. Questa è una battaglia di civiltà e di affermazione, di uguaglianza e pari dignità di cittadinanza per contrastare un paese storicamente legato alle sagre, alle salme, e alle tradizioni medievali. 

Tutti dovrebbero esplicitare la propria disapprovazione su ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni (in questi secoli), prorpio in quella sede fisiologica istituzionale che dovrebbe adoperarsi per garantire il benessere e la tutela dei propri elettori e cittadini. In tema di diritti non ci sono più scuse, non si tratta di questione etica e morale ma di diritto costituzionale.

art.3 della Costituzione Italiana:

"Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."                                                         

Ma torniamo ai fatti, senza però entrare troppo nei tecnicismi dell'iter parlamentare. Finalmente dopo secoli arriva in Senato il disegno di legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, firmato Monica Cirinnà, senatrice Pd. Lo scenario appare da subito degno della migliore commedia di Eduardo o di un noir di Robert Altman. Si parte malissimo, 6000 emendamenti nella maggior parte deliri ostruzionisti spalmati tra Lega e area fondamentalista del Pd. I pentastellati, burocrati della politica parati dietro alle regole esattamente come il Pd, iniziano da subito un curioso percorso a tappe, uno slalom di tira e molla. Grillo non sa se vuole sputtanarsi l'onore di grande oppositore o affiancare un governo fascista. Il pd non se la cava meglio, anche lui non sa se sputtanarsi i prelati e le prelate del suo partito che remano contro il testo base all'articolo sulla Stepchild Adoption (adozione del figliastro), scambiato per un provvedimento che legittima la compravendita e il commercio di feti, uteri in affitto e ovaie in comodato d'uso, e che invece non riguarda le adozioni ma il riconoscimento di eventuali figli precedentemente avuti dal o dalla partner. Oppure se sputtanarsi una volta e per tutte l'elettorato lgbt. Questo è il punto cruciale del contendere. Intanto, con la bava alla bocca si arriva al voto con circa 800 emendamenti tra Lega, Cattodem, NCD, FI, e destre varie.

Il clima è romantico, l'amore, la condivisione e la passione fanno da cornice alla discussione parlamentare: si sfiora la duerra civile e siamo solo all'inizio. Tra chi reclama il voto palese, chi quello di coscienza, chi non sa bene cosa rivendicare e gioca col tablet o si strappa i capelli, tra un epiteto e l'altro al relatore di turno. L'aria si è fatta pesante, le associazioni cominciano a divulgare comunicati stampa, c'è già chi pur di non lasciar sfumare questa occasione - tutti sanno che se ne riparlerebbe fra trent'anni - è in allerta sopravvivenza e spera che la legge passi anche stralciata della legge stessa: "basta che ce fanno sposà". I più temerari giustamente tengono duro nel voler mantenere integro il testo base, stepchild compresa. Stiamo o no discutendo una legge che chiede, in base al principio di uguaglianza e dignità sociale, il riconoscimento giuridico di un diritto costituzionale? Si, naturalmente.

Nelle sedi del Pd il clima è rovente, questa legge deve passare. Tra due anni si vota per le politiche (forse). Una eventuale approvazione potrebbe far comodo a tutti, se fossero provvisti di una solida strategia politica. L'elettoralo lgbt si ricorderebbe di chi li ha sostenuti e chi invece li ha affossati. La Lega è la Lega, coerente nella sua linea xenofoba dice si alla legge, emendata, ma teniamo fuori i figli. Il centrodestra di Alfano cerca di trattenere i nervi anche se spesso si fa scappare un qualche: "al rogo gli omosessuali" o giù di li, lo stile dibattimentale resta su questi toni e ancor prima di leggere il testo della Cirinnà minaccia un referendum abrogativo nel caso la legge dovesse passare (ottimista) . Il Grillo mentre cerca di capirci qualcosa, cambia rotta e chiede il voto di coscienza..."fate un pò come cazzo vi pare", un giorno lo vuole palese un giorno lo vuole segreto. Ma Grasso che ci sta a fare in Senato? Qualcuno glielo spieghi.

Per farla breve, il Pd è in fibrillazione, il vaso sta per traboccare quando.......tira fuori un luccicante cilindro da cui saltella sorridente il Super Canguro, artificioso, discutibile sul piano politico ma non incostituzionale. L'emendamento Marcucci che avrebbe portato la legge sulle unioni civili lontano dalle sabbie mobili di voti segreti ed emendamenti trappola.  Noi amiamo gli animali, quindi questa mossa ci fa tornare il sorriso, se non altro perchè questo animaletto dovrebbe servire a blindare la legge nel suo testo base ed evitare il voto ai suddetti deliranti 500 emendamenti. Gli emendamenti, per chi lo avesse dimenticato, sono uno strumento, una proposta di parziale modifica di un disegno di legge in ambito legislativo, prima che esso diventi legge a tutti gli effetti, che di regola dovrebbe servire ad apportare modifiche in senso migliorativo di una una legge, a snellirla, ad adattarla al contesto, ad equilibrarne la fruibilità verso l'obiettivo cui si pone. In questo caso, al contrario, vengono usati per affossare una legge, per snaturarla del suo contenuto, per oltraggiarla, per ostacolarla. Allora il Canguro del Pd è stata una mossa strategica per salvare la legge Cirinnà! Forse lo sarebbe stata se il Grillo che grilla non avesse già pronto il colpo di scena: ordina di non votarlo e quindi lasciare via libera al voto degli emendamenti. Ci sembra un esplicito escamotage per troncare il dibattito.

In breve, anche se non lo hanno capito, questa legge che servirebbe anche a loro, se non altro per togliersi un pò di merda dalla faccia, oltre che per un succulento pacchetto di voti e consensi, tutti la vogliono ma nessuno la vuole. Tutti hanno qualcosa o qualcuno da sputtanarsi: il Pd gli ostruzionisti cattolici, il centrodestra l'elettorato xenofobo/razzista, e la multinazionale Grillo /Casaleggio non vuole sputtanarsi il posto d'onore di una opposizione traballante e molto incerta, che giorno dopo giorno è sempre meno credibile. Gli unici che non hanno nulla da sputtanarsi sono i diretti interessati, quelle persone che da troppo tempo patiscono l'assenza di un riconoscimento giuridico e una pari dignità sociale in tema di diritti. Diritti umani prima che civili, questa è l'ultima occasione.

Nel frattempo il Pd, seriamente messo alle strette dallo scherzetto Grillo/Casaleggio, a cui credeva di appoggiarsi per salvare il disegno di legge, chiede un rinvio della discussione alla settimana prossima. Per quanto serva, col clima che tira.

Concludendo....che strazio!

La senatrice Monica Cirinnà
Il Ddl Cirinnà, che non trova proprio la mia piena e personale soddisfazione, è ad alto rischio affossamento per corresponsabilità trasversali. La politica non è pronta perchè la comunità civile non lo è. Troppi puttanieri partitocrati, razzisti, "mignotte", preti e preti pedofili. Troppi sociologi e troppi psichiatri, troppi benaltristi 2.0 (tendenza a sminuire una discussione dicendo che i problemi o le soluzioni sono ben altri). 

Troppi canguri, troppo di tutto, tranne che di visionari coraggiosi, di loro non c'è traccia.

La sconfitta è talmente verosimile che gay e lesbiche sono già in allerta sopravvivenza: "meglio poco che niente", proprio come avvenne per il ddl contro l'omo/transfobia. Ma la verità è che la pratica delle deleghe in questo paese ci ha resi tutti immobili in attesa sempre che siano altri a parlare e ad agire per noi/voi/altri, senza battere ciglia e non solo in questo contesto. Chi lo fa per gli immigrati, chi per le donne, chi per gli esodati e per i disoccupati, chi parla per le persone transgender.....che stronzata, della questione transgender non parla nessuno ma questa è un'altra storia.

Dobbiamo smetterla di fare la rivoluzione sui social ed entrare nell'ordine di idee che siamo tutti responsabili e complici, perchè silenti, all'immobilismo civile e culturale di questo paese. Le differenze sono un errore, un errore a cui non si può rimediare, la posta in gioco è troppo alta: lo smantellamento del potere di controllo sulla vita e sulla libertà degli altri, proprio di coloro che sono un errore.  E alla fine della fiera, da una crociata ideologica di tale portata e di tale sconforto, non ne uscirà certamente niente di nuovo e niente di fatto. E' veramente improbabile che si possa, con queste premesse, ristabilire un equilibrio che riporti il dibattito su un piano di consapevole collaborazione tra gli schieramenti.

Ma oggi è il giorno del rimorso.  Il sindaco M5S di Parma Pizzarotti, da sempre anima eretica nel Movimento, ieri ha attaccato la decisione dei suoi: "Ddl Cirinnà, un’occasione persa, a che serve avere le mani pulite se poi si tengono in tasca"?

Ed è proprio di ieri lo sfogo della senatrice Cirinnà dal suo profilo Facebook: "L'ho detto e lo ripeto, ho sbagliato a fidarmi di MoVimento 5 Stelle in Senato e se legge sulle ‪#‎unionicivili‬ diventerà una schifezza sono pronta a togliere la firma e a lasciare la politica. Sto pagando porcate fatte da certi renziani che volevano un premietto".
Beh che dire, ci pare una coraggiosa assunzione di responsabilità politica senatrice, anche se non è proprio chiaro se prenderla come una promessa o una minaccia. In ogni caso ne tenga memoria senatrice Cirinnà, nel caso in cui non ci siano i numeri per ripartire e la legge diventi una schifezza, noi ce ne ricorderemo e bla bla bla bla....... Si ricomincia da capo, mercoledì 24 febbraio e intanto è già scattato l'allarme sui tempi. Si rischia una discussione fiume che renderebbe il disegno di legge più esposto a possibili trabocchetti parlamentari. Ma nel frattempo e col fiatone, la legge, o meglio ciò che ne rimane, si è svincolata dai fantasmi del Senato e sta per approdare alla Camera con una "nuova fiducia per evitare imboscate", ha dichiarato ancora la senatrice Cirinnà: "Dobbiamo evitare che la legge torni al Senato per una terza lettura, servono diritti subito". Sulle adozioni non basta incardinare un nuovo disegno di legge, "il doloroso stralcio" della stpechild sarà riempito solo dal matrimonio egualitario. La vera prossima battaglia". 

Io non sarei tanto ingenua cara Senatrice, sappiamo tutti quanto siete abili (tutti), a svendere e manipolare le vite delle persone in cambio di noccioline, che poi in verità si chiama "Propaganda": un giardino in cui non crescono fiori.

E' comunque troppo facile imputare di questo degrado sociale soltanto chi spinge i bottoni. Noi li abbiamo autorizzati a farlo, noi li autorizziamo ogni giorno.

"A noi bastava solo l'amore, il resto ci poteva mancare" (cit.)


Read more


"We can be heroes, just for one day"!

La notizia, data da Sky News, è stata confermata dalla famiglia. Il Duca Bianco si è spento nella notte in casa sua. Aveva compiuto 69 anni l'8 gennaio, data dell'uscita del suo nuovo "Blackstar".  Duncan Jones, regista e figlio di Bowie, in un post su Twitter, accompagnato da una foto di lui bambino sulle spalle del Duca Bianco, ha scritto: "Sono molto dispiaciuto e triste di dirvi che è vero. Sarò off-line per un po'".

Con un post datato 10 gennaio ma pubblicato questa mattina verso le 7.30 (ora italiana) sulle pagine Facebook e Twitter ufficiali di David Bowie,  si annuncia la morte del musicista che sta dominando le classifiche di mezzo mondo con il suo nuovo album uscito pochi giorni fa e accolto da consensi unanimi della critica.

A due soli giorni dall'uscita del suo 26esimo nuovo, grande, profetico album di inediti "Blackstar", ci lascia uno tra i più influenti e geniali artisti del mondo e della storia dell'Art Rock.  Cinquant'anni di musica, dal folk acustico all'elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, diventando un modello di riferimento per più di una generazione di artisti. 
Reinventando negli anni il suo stile e la sua immagine e creando alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke  (Il Duca Bianco). 
Coraggioso, raggelante, irriverente, in eterna ricerca di nuovi terrirtori musicali e spirituali. Un artista non etichettabile, per questo fluido e sempre in movimento. Oggi più che mai è  chiaro che la sua ultima opera, ispirata, forte, nuova e sofisticata, "La Stella Nera", voleva essere il suo più prestigioso saluto al mondo che l'ha amato, ascoltato e celebrato e che continuerà a farlo, consegnandolo alla storia.

Blackstar è una summa della poetica del Duca Bianco, un album asimmetrico, pieno di sfumature sonore, intriso di rock e jazz, di fiati ed elettronica, di riferimenti biblici e letterari da H.P. Lovecraft a Burgess. E' anche uno schiaffo a cinque dita per tutti i suoi detrattori che lo avevano dato per "morto" dopo l'uscita di "The Next Day" del 2013. Blackstar è un album di pesante impatto emozionale e di grande spessore stilistico, peccato che sia anche fisicamente e non solo artisticamente il suo ultimo testamento spirituale. "Lazarus" è il videoclip del secondo singolo estratto da "Blackstar". Da vedere: "Look up here, I’m in heaven"... (Guardate lassù, sono in Paradiso).

Tutto troppo "perfetto" però, un tempismo ritmico tale da destare il sospetto che anche questa volta sia stato tu a programmare il come e il quando, volendoci raccontare la tua morte attraverso la tua arte.

Grazie per la tua Arte Ziggy!
di LauraDenu
 

Read more

"L’unico modo per far finire la violenza è smettere di usarla"

Perchè oggi tutti si meravigliano sul fatto che l'Occidente debba fare i conti con le proprie responsabilità nell'aver armato, finanziato, fomentato e sostenuto per anni il terrorismo? Gli Stati Uniti hanno condotto la guerra per procura prima contro la Libia di Gheddafi e poi contro la Siria di Assad, finanziando e armando quella che oggi è l’Isis.

Per i media e i politici di turno la tragedia ha rappresentato il picco massimo di propaganda guerrafondaia e strumentalizzazione. Che si è sviluppata tra l'inadeguatezza cronica del centrosinistra e la bava alla bocca delle destre xenofobe che immediatamente hanno identificato il nemico globale nell'immigrato. Non sono mancati i cordogli e le bandierine di solidarietà da social network e le rispolverate profezie della Fallaci. Una occasione succulenta trasversale per riproporre la solita strategia dell'odio nazista, del nemico da abbattere con un immediato intervento militare, di repressione ed esclusione sociale ancora più massiccia se possibile.

La più autentica rappresentazione di una classe politica alla canna del gas. Dai deliri giornalistici di Belpietro alle farneticazioni schizofreniche di Gasparri: "Domani dovrebbero alzarsi in volo aerei italiani, americani, francesi, russi, tedeschi, inglesi e di ogni paese, per radere al suolo il cosidetto stato islamico". 
Che qualcuno gli spieghi che l'Isis non è uno Stato, una città. Tanto per evidenziare il livello di competenza politica che dovrebbe organizzare misure efficienti contro il terrorismo.

Il premier Renzi proprio l'8 novembre si trovava in visita ufficiale a Riyad in Arabia Saudita, grande nemica delle libertà democratiche (libertà di parola, di stampa, di associazione sindacale, di culto).  Le discriminazioni verso le donne, le reiterate violazioni dei diritti umani e la costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica. L'Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze capitali: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone e da gennaio ad ottobre 2015 le esecuzioni sono state almeno 138. E non era il caso di sorvolare su questo dettaglio.

La legge italiana n. 185 del 1990 vieta espressamente l'esportazione di armamenti "verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto  con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio  dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere" (art.1, c.1).

E' cosi che abbiamo creato un mostro che l'Occidente non riesce più a controllare. Dal colonialismo al sostegno a dittatori fino agli interventi militari che non solo non hanno esportato democrazia e civiltà, ma hanno smantellato gli Stati che si pretendeva di liberare generando paura, rabbia, anarchia e frammentazione politico-territoriale. L’integrazione solo apparente di comunità di vecchia e nuova immigrazione discriminate e ghettizzate economicamente e socialmente. 
E che non si parli di un Occidente vittima che deve ribellarsi, perché giusto stamattina Usa e paesi alleati avevano bombardato la Siria e tanti morti ci sono stati anche lì, seppur nell'indifferenza mediatica.

Era davvero così imprevedibile dopo l'attacco del 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo?

Ciascuno dovrebbe avere l'onestà intellettuale di partire dal riconoscimento delle proprie responsabilità e da ciò che ci ricorda la storia. Terrorismo è anche quello degli Stati che invadono e attaccano Paesi che non hanno commesso alcun crimine internazionale, invocando la guerra preventiva o il diritto all'autodifesa, violando ogni diritto internazionale.

Si può dire anche questo, oltre alle candele di solidarietà e agli slogan di circostanza da social network, per onorare onestamente e senza ipocrisie le vittime francesi, ma anche i 41 morti e 200 feriti di tre giorni fa a Beirut di cui si è parlato soltanto per quattro ore! 
Non credo affatto sia l'Islam a rappresentare un pericolo per la nostra democrazia e la nostra civiltà, ma quella piramide di criminali che attraverso il potere economico e militare si arrogano il diritto di appropriarsi e di blindare le culture, le terre e le vite dei popoli. Altro che una guerra di religione!

L'unica soluzione che non si prende in considerazione è quella di smettere di bombardare, invadere, sfruttare i paesi islamici.

Le modalità di questi attacchi terroristici sono quelli della  guerriglia, difficile da sconfiggere. Agiscono indisturbati in ogni parte del mondo perchè non vengono da fuori ma vengono da dentro.
Potrebbe essere plausibile, se non altro per questa ragione, abbandonare la strategia della violenza e seguire quella della razionalità. L'occidente è il solo responsabile di un conflitto pericolosissimo che ha altissime probabilità di trasformarsi in una guerra globale permanente.

In merito voglio riportare qui il pensiero di Giulietto Chiesa, che sicuramente in gran parte sottoscrivo e che spiega attraverso un'altra angolazione, le radici dello scenario drammatico degli ultimi eventi di Parigi, Beirut, ma in linea più generale le ragioni dell'odio e la mano che arma il terrorismo globale.



LA GUERRA E' ARRIVATA IN EUROPA

"L'avevamo pronosticato. Adesso si vede meglio cosa significa. Tutta la vita politica europea sarà sconvolta per sempre. Non ci sarà possibilità di difesa per le classi sfruttate, subalterne. Ogni momento della vita collettiva sarà rubricato come problema di ordine pubblico. Controlli generalizzati in nome della difesa contro il terrorismo. La nostra vita diverrà un eterno passaggio attraverso un metal detector.
Politici e giornalisti, che ripetono le favole che si sono raccontate e ci hanno raccontato, sono nella più grande confusione.

Adesso si vede l'importanza di avere, o di non avere, una televisione che organizzi la difesa delle grandi masse.
Ed è solo l'inizio. La Russia, con il suo intervento in Siria, ha cambiato il quadro politico mondiale. Il piano di ridisegnare la mappa medio-orientale è fallito. Daesh è, di fatto, sconfitta là dov'è nata. Dunque i suoi manovratori spostano l'offensiva in Europa.
Obiettivo chiarissimo: terrorizzare l'Europa e costringerla sotto l'ombrello americano. A mettere a posto la Russia penserà Washington. Del resto l'Airbus abbattuto nel Sinai, in termini di sangue russo innocente, è equivalso al massacro parigino.
E non ce ne eravamo accorti.


Germania e Francia (il match di calcio) sono nuovamente avvertite. E, con loro, Merkel e Hollande. I due leader europei che stavano cambiando rotta per uscire dal cappio americano sono avvertiti.
Il panico successivo avvertirà tutti i minori, gli altri, anche noi, anche Atene, Lisbona, Londra, Roma. Che guardano la tv per vedere cosa dice Obama, mentre i loro leader (Renzi) non sanno andare in tv loro stessi a raccontare cosa accade.
Anche in questo si vede come siamo già sudditi del Grande Fratello. 

Chi sono i manovratori? Il giudizio non cambia: l'ISIS è creatura di una Spectre composta da pezzi di Occidente e petromonarchie del Golfo. Qualcuno la guida, ed è molto potente, carico di denaro e di armi. Il fanatismo è la sua facciata. Ma non spiega la sua "intelligence".

Giulietto Chiesa


Read more


Transgender_symbol_HiRes_intLa Corte Costituzionale, con sentenza depositata il 5 novembre, n. 221/2015 ha statuito che per la rettificazione degli atti anagrafici non è necessario l’intervento di adeguamento degli organi riproduttivi o la sterilizzazione chirurgica della persona transessuale. La Consulta infatti afferma: «L’esclusione del carattere necessario dell’intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica appare il corollario di un’impostazione che − in coerenza con supremi valori costituzionali − rimette al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare, con l’assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, il quale deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere. L’ampiezza del dato letterale dell’art. 1, comma 1, della legge n. 164 del 1982 [ottenuta grazie al contributo decisivo dei radicali, ndr] e la mancanza di rigide griglie normative sulla tipologia dei trattamenti rispondono all’irriducibile varietà delle singole situazioni soggettive.».

«Si tratta del miglior risultato che ci potevamo attendere» commenta l’avv. Alexander Schuster. Il difensore delle tre persone trans che sono protagoniste di altrettanti giudizi pendenti avanti la Corte costituzionale sottolinea anche come «sia stata rigettata l’eccezione di inammissibilità avanzata dalla Presidenza del Consiglio: la Corte costituzionale ha quindi fatto la chiara scelta di entrare nel merito e decidere per la non fondatezza, avallando così nella maniera più ampia possibile l’interpretazione che come studio avevamo sostenuto nei ricorsi tridentini».

“La Consulta, ancora una volta, garantisce un diritto: per la rettifica del sesso l’intervento chirurgico non è necessario, ma è solo un mezzo, se lo si ritiene, per il miglior benessere psicofisico della persona. Con la sentenza 221 depositata oggi si riconosce il diritto di ogni cittadino di scegliere per sé il procedimento medico ritenuto opportuno; e si conferma che l’attribuzione di sesso non dipende dalle caratteristiche “fisiche”, ma al contrario dall’auotoriconoscimento della persona”, così l’avv. Massimo Clara che ha steso la memoria presentata da Certi Diritti.

Per l’Alta Corte: «Rimane così ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. Rispetto ad esso il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona».
Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Nel giorno di apertura del nostro IX Congresso ad Arezzo siamo felicissimi di poter festeggiare questo successo della nostra strategia. 

A meno di 15 giorni dal Transgender Day of Rememberance, la ricorrenza che ogni 20 novembre commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio anti-transgender, la Consulta dice finalmente una parole definitiva che supera le sentenze contraddittorie dei vari tribunali italiani (Roma, Rovereto, Siena e Napoli interpretavano già la legge 164 del 1982 nel senso di non considerare obbligatorio alcun intervento chirurgico, mentre altre Corti, tra cui Vercelli e Bologna, andavano nella direzione opposta) e ristabilisce un minimo di certezza del diritto su un tema così fondamentale come il diritto all’identità di genere che la stessa Alta Corte considera elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona.  

Finalmente si pone l’autodeterminazione dell’individuo al centro del sistema e il suo benessere psicofisico».


Read more


Eddie Redmayne nel ruolo di Lili Elbe
E'arrivato il trailer di The Danish Girl, il film con Eddie Redmayne presentato a Venezia 72.
La pellicola del premio Oscar Tom Hooper (Il discorso del Re, Les Misérables), che racconta la storia dolorosa e romantica della prima donna transgender al mondo, ritrattista danese, ad aver fatto negli anni '30 la riattribuzione chirurgica del sesso, Lili Elbe (Einar Wegener). Ispirato al romanzo "La Danese" di  David Ebershoff è  in gara a Venezia 72 e nelle nostre sale dal prossimo 4 Febbraio distribuito da Universal.
La pellicola si aggiudica il "LeonedaMare", il premio attribuito dalla giuria internazionale di Cinemadamare, il più grande raduno di registi del mondo. Un gruppo di film maker provenienti da oltre 50 Paesi,dopo aver visionato 12 titoli (in concorso e fuori concorso alla 72^ Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia) ha scelto all'unanimità il film del regista britannico.

Il grande tema è la libertà di poter essere ciò che ciascuno sente di essere.

Ma è anche un film sulla magia e sul potere dell'arte. Einar fa i conti con un viaggio interiore partendo dall'immagine che la moglie dipinge di lui su una tela. Tutto inizia come un gioco, ma da li in poi nulla sarà più come prima, ma è nel reciproco amore che ciascuno accetta il cambiamento e il suo peso straziante.

Le atmosfere sono quasi insopportabili tanto sono intesnse, Redmayne supera se stesso esponendosi in tutta la sua fragilità in un ruolo complesso, senza, come siamo abituati a vedere, pittoresche estrematizzazioni, schizofrenie metropolitane e luoghi comuni sul tema. Supportato da una regia, da una sceneggiatura, da una fotografia ed una scenografia che risultano come pura poesia. Altrettanto le musiche del film, affidate al compositore francese Alexandre Desplat.

"Questo corpo non mi appartiene, devo lasciarlo andare"!

Eddie Redmayne, premio Oscar con "La teoria del tutto", ha incantato il Lido in un ruolo delicato e complesso, giustamente strappato a Nicole Kidman: "Un sogno che si è realizzato" ha dichiarato Eddie Redmayne, che per prepararsi ha incontrato molte persone transgender che, racconta, lo hanno supportato con generosità e disponibilità.  

Einar non affrontò il complesso percorso di transizione da solo, al suo fianco rimase l'adorata moglie Gerda, qui interpretata dalla talentuosa Alicia Vikander, moglie di Johnny Deep. Moglie a cui proprio nella sequenza finale del trailer, Lili esprime tutto il suo amore per il supporto incondizionato in quella straziante ricerca di una autenticità ritrovata:  

"Sei l'unica persona ad avermi resa possibile"!


Tom Hooper, come prevedibile, ha impiegato anni a girarlo, non trovava finanziamenti, nessuno, gli dicevano, è interessato alla storia, un pò come accade nella vita al di là dello schermo. Il film è un invito all'inclusione sociale, al valore delle unicità di ciascuno di noi, al rispetto e all'amore: "ed è proprio l'amore l’unica cosa che può rendere possibile l’accettazione dell’altro diverso da sè".

In attesa di vedere il film a Febbraio, ecco il Trailer che basta ad identificare lo spessore artistico e l'impatto narrativo di un'opera coraggiosa, per riflettere, che non deluderà le nostre aspettative e che non dimenticheremo facilmente Con la speranza che il grande cinema apra le braccia a tematiche troppo spesso oscurate e quasi sempre maltrattate.


Read more

La sezione MUSIKSTORY di questo blog si trasferisce in un Blog dedicato autonomo, qui.


In molti, da diversi anni, mi chiedono questa cosa. Sempre in agenda ma sempre rinviata, perchè richiede tempo. Un sito musicale necessita di continui aggiornamenti e pubblicazioni. La mia passione musicale potrebbe non bastare, soprattutto se il tempo e le energie impiegate non avranno alcun minimo riscontro di tipo economico, ma soltanto l'espressione autentica del mio amore atavico e l'empatia super energetica per la musica...da sempre. Io però ci provo lo stesso!

Naturalmente saranno preziose eventuali idee, suggerimenti e collaborazioni. Intanto iscrivetevi al blog, se estimatori della materia. Ci si legge a Settembre qui eh!
  
Read more

L'Europa sta affondando in un pericoloso status di povertà, disoccupazione di massa, esclusione e ingiustizia sociale, diseguaglianze, e la disperazione collettiva come risultato di politiche adottate in risposta alla crisi del debito pubblico.


Ma questa è una storia antica!

Mentre altri paesi hanno affrontato con relativo impegno il dissesto economico e sociale, in Europa le conseguenze a lungo termine devono ancora emergere, e  si faranno sentire per decenni. Anche se l'economia dovesse avere un improbabile cambio di rotta  in un prossimo futuro ... ci piacerebbe capire le reali cause di questo tracollo. 

La risposta politica alla crisi del debito che emerse in Grecia alla fine del 2009 aveva già sollevato questioni fondamentali circa la fattibilità della moneta unica, prevedendo prospettive estremamente cupe per decine di milioni di europei.
La disoccupazione di massa, soprattutto tra i giovani ma non solo, 120 milioni di europei che vivono a rischio povertà, ha prodotto ondate incontrollate di immigrazione, che fisiologicamente fa riemergere rigurgiti inaccettabili di xenofobia e razzismo nei paesi ospitanti. In crescita i rischi di disordini sociali e di instabilità politica, stimata come due o tre volte superiore rispetto alla maggior parte delle altre parti del mondo. Maggiori livelli di insicurezza tra le classi medie. Governi che concorrono a rendere il futuro europeo più incerto e critico di quello del dopoguerra.

Come la crisi economica ha piantato le sue radici, milioni di europei vivono nella precarietà su ciò che riserva il futuro. Questo è uno dei peggiori stati psicologici da sopportare per un essere umano. Ciò implica una violazione alla progettualità, alla cultura, all'intelletto e alle creatività di ciascuno di noi Non è un caso il numero di suicidi negli ultimi anni legati alla crisi.  Causa di depressione, rassegnazione e perdita di speranza. Rispetto al 2009  sono triplicati coloro che in fila indiana (e non per l'IPhone 6), stanno in coda per ricevere cibo, in grado di non potersi curare, con un accesso ai servizi sanitari sempre più strozzato. A causa della disparità tra salari congelati e tassazioni al limite della legalità sempre in crescita. 

I suicidi in Grecia  sono raddoppiati. Molti impiegati in Slovenia non hanno avuto reddito per mesi. In Francia, 350.000 persone sono scese al di sotto della soglia di povertà dal 2008 al 2013, Un finlandese su cinque, nati nel 1987, sono stati trattati per disturbi psichiatrici o mentali, associati alla la crisi economica del 1990.

Nonostante il successo vantato della Germania nell' evitare elevati livelli di disoccupazione prevalentemente in gran parte dell'UE, un quarto dei lavoratori sono stati de-classificati come lavoratori a basso reddito, quasi la metà dei nuovi contratti di lavoro dal 2008 sono stati a basso reddito, flessibili, part-time, i cosiddetti mini-jobs. Nel luglio dello scorso anno 600.000 occupati in Germania con assicurazione sociale non ha avuto abbastanza risorse per vivere dignitosamente. I problemi stanno colpendo anche le società più ricche d'Europa, come la Danimarca e il Lussemburgo.
Nei paesi baltici e in Ungheria fino al 13% delle popolazioni sono emigrate negli ultimi anni a causa delle difficoltà economiche. Con un trend di migrazione intra-europea, soprattutto da est a ovest, in cerca di lavoro.

La crisi del lavoro è una delle questioni più critiche in UE e nell'eurozona. Di oltre 26 milioni di disoccupati, quelli senza lavoro per più di un anno è pari a 11 milioni, quasi il doppio del livello di cinque anni fa, quando scoppiò la crisi finanziaria internazionale negli Stati Uniti.

L'impatto sociale delle politiche dell'austerity è devastante. 

La disoccupazione giovanile varia dal 33% a oltre il 60%. Ma ancora più mortificante e distruttiva per le famiglie, è l'impennata dei livelli di disoccupazione tra i 50-64 anni che è passata da 2.8 a 4.6 milioni nell'UE tra il 2008 e il 2013.

La velocità con cui i dati sulla disoccupazione sono aumentati negli ultimi 24 mesi è un'indicazione che la crisi ha trovato tutt'altro che soluzioni strategiche efficaci, con gravi costi di risorse umane, collettive e personali. Si aggiunge lo spauracchio di disordini sociali, che pur sarebbero fisiologici, quando la dignità e i diritti di un popolo restano per troppo tempo e continuativamente inascoltati, ma ancor peggio oscurati e boicottati. Questa è certamente una combinazione di elementi a dir poco preoccupante.
Nonostante la stabilità della Germania, motore economico d'Europa, circa 5,5 milioni di tedeschi hanno perso il loro status sociale di classe media negli ultimi dieci anni e sono sbalzati nelle fila dei lavoratori a basso reddito. 

Ma tra le ragioni di questa "strage sociale" va anche identificata la responsabilità dei popoli, che rannicchiati e ammanettati nell'immobilismo cronico, continuano a legittimare, rassegnati, la sopraffazione dei poteri finanziari ai danni dello Stato Sociale e dei diritti delle persone. 

La macchina della truffa contro il popolo gira attorno alla moneta a prestito e si chiama Signoraggio.  Il signoraggio è il diritto di chi "batte" moneta, di incrementare il dislivello tra il valore reale della moneta  e il valore che la stessa ha una volta immessa nel mercato (ovviamente maggiore). Gli stati membri dell’UE, avendo ceduto alla BCE la propria sovranità monetaria, per coprire il bilancio devono indebitarsi con il sistema bancario privato, convincere queste "entità sinistre" ad acquistare i propri titoli, dando come garanzia pezzi del proprio patrimonio. Lo Stato rinunciando a stampare le banconote ha creato un vuoto di potere in cui si sono infilate le lobby che ci stanno strangolando. Lo Stato perde la sovranità quando riceve moneta in prestito e ci paga pure gli interessi. Come ha potuto consentire la nostra classe politica che venisse realizzato questo imbroglio contro il popolo italiano! I nostri rappresentanti oltre a non averci rappresentato, ci hanno pure derubati e truffati, attraverso le lobby che emettono il denaro e lo prestano allo stato. In questo modo la politica perde potere e il risultato è che il popolo viene messo  all'angolo. Ma la moneta è di proprietà dei cittadini, non di chi la stampa, ma di chi la usa.


L’articolo 1 della Costituzione al comma 2 stabilisce che "La Sovranità appartiene al Popolo, (anche se) la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla costituzione." Allora è evidente che se il Popolo è Sovrano, di fatto dovrebbe esercitare la sua sovranità anche e sopratutto sulla emissione della propria moneta!

Ma questo colossale inganno ha permesso al sistema bancario privato di acquisire il monopolio sulla moneta, trasformando il Popolo da Sovrano in eterno "debitore" e schiavo di questo sistema bancario fondato sulla truffa monetaria del Signoraggio primario e secondario. La ricchezza di un Paese è prodotta dal Popolo, la moneta è stata inventata per "agevolare" gli scambi dei beni e dei servizi prodotti col lavoro dai cittadini, quindi la moneta ha valore solo in quanto gli stessi cittadini la acquisiscono e la fanno circolare usandola come mezzo di scambio e crescita dei beni. Le banche non producono ricchezza ma solo unità di misura dei beni oggetto di scambio. Esse creano dal nulla il nostro denaro, ne assumono illecitamente la proprietà e poi ce lo prestano lucrando enormi profitti con l'applicazione di un interesse.  E noi perché stiamo a guardare?

I politici, trasversalmente, si sono venduti e ci hanno venduti ai banchieri e alle multinazionali, e non ci saranno provvedimenti di primo o di secondo soccorso. L'Italia non è certo terreno di rivoluzioni politiche e culturali.
Ma il cittadino medio questo non lo sa, e continua a legittimarli attraverso il consenso elettorale, nella speranza di un cambiamento.....che non avverrà!

Ma che ce frega, in fondo abbiamo anche noi i nostri santi in Paradiso, per citarne alcuni: San Saviano, San Santoro, San Grillo, le Sante Sentinelle in piedi, le Sacre famiglie, Santa Barbara D'Urso.....e anche un tozzo di pane per il pranzo e per la cena ce lo possiamo ancora concedere!


Read more


Ricevo e pubblico

Approvata con 25 voti favorevoli su 14 contrari e 7 astenuti, una risoluzione per omofobia e discriminazione per orientamento sessuale e di genere. Lo si deve al Brasile, Cile, Uruguay e Colombia, in collaborazione con 42 realtà gay-friendly, che hanno presentato l’iniziativa al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

Nella presentazione il Cile aveva specificato che l’iniziativa non intendeva «creare nuovi diritti, bensì fermare la violazione di alcuni diritti» attraverso una maggiore protezione.

L’iniziativa latina si articola in 7 emendamenti, che mirano a fermare le discriminazioni per orientamento sessuale e di genere. «La leadership degli stati latini – ha spiegato un esponente del Observatorio Derechos Humanos y Legislación cileno – dev’essere intesa come l’impegno a far sì che i diritti dell’uomo vengano rispettati, gay, lesbiche, transgender, bisessuali, transessuali, travestiti e intersessuali compresi».

La risoluzione passata il 26 Settembre 2014 a Ginevra chiede al Consiglio di aggiornare lo studio effettuato nel 2012 circa l’omofobia e le discriminazioni per gay e trans nel mondo.

Le realtà che collaborano con i 4 paesi latini: Amnesty International, ARC International, Asociación Internacional de Lesbianas, Gays, Bisexuales, Trans e Intersex para America Latina y el Caribe (ILGALAC), CariFLAGS, Centro de Estudios Legales y Sociales – CELS, COC Nederland, Conectas, Direitos Humanos, Corporación Humanas, Diverlex Diversidad e Igualdad a través de la Ley, FOR-SOGI, GATE, Human Rights Law, Centre, Human Rights Watch, International Commission of Jurists, International Gay and Lesbian Human Rights Commission, International, Lesbian and Gay Association, International Service for Human Rights, Iranti-Org, MantiQitna Network, Mulabi/Latin American Space for, Sexualities and Rights, Observatorio Derechos Humanos y Legislación, Pan-Africa ILGA, TLF Share, United and Strong, Victorian Gay and Lesbian Rights Lobby.

I paesi che hanno votato sì: Argentina, Austria, Brasile, Cile, Costa Rica, Cuba, Repubblica Ceca,Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Giappone, Messico, Montenegro, Perù, Filippine,Repubblica della Corea, Romani, Sud Africa, Macedonia, Gran Bretagna, USA, Venezuela, Vietnam.

I paesi che hanno votato no: Algeria, Botswana, Costa d’Avorio, Etiopia, Gabon, Indonesia, Kenya, Kuwait, Maldive, Marocco, Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Russia.

I paesi assenti: Benin.

I paesi astenuti: Burkina Faso, Cina, Congo, Kazakistan, India, Sierra Leone, Namibia.



Read more

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *